Pochi argomenti attirano tante leggende quanto le origini della massoneria. C’è chi la fa risalire ai costruttori del Tempio di Salomone, chi ai Templari sopravvissuti al rogo, chi agli architetti delle piramidi. E c’è chi, all’opposto, la considera la regista occulta di ogni rivoluzione degli ultimi tre secoli. Le due versioni hanno lo stesso difetto: non reggono alla prova dei documenti.
Il massone francese Marc Vieillard, per anni caporedattore della rivista del Grande Oriente di Francia “Humanisme”, ha scritto nel suo Il Tempio di Prometeo che si attribuiscono colpe solo a chi è ritenuto potente. Per capire da dove nasce davvero la massoneria, e perché sia diventata il bersaglio preferito dei teorici del complotto, conviene partire dai fatti. E, quando i fatti mancano, conviene dirlo.

La leggenda dei costruttori di cattedrali
Il racconto più diffuso è questo: i muratori medievali, custodi di un sapere segreto tramandato dall’antichità, lo avrebbero trasmesso di generazione in generazione fino alla fondazione della Gran Loggia di Londra. È una storia suggestiva, ma i documenti dicono altro.
I costruttori delle cattedrali gotiche, tra il XII e il XIII secolo, erano per lo più analfabeti. Lavoravano su commissione di vescovi e capitoli ed eseguivano progetti decisi da altri. L’unica figura con una formazione colta era il maestro d’opera, l’architetto, che apparteneva però al mondo dei chierici, non a quello degli operai. La simbologia delle cattedrali è cristiana e non nasconde messaggi egizi o salomonici. Questo non toglie nulla alla loro grandezza: restano tra le più alte espressioni del genio umano, ed è proprio questa umanità a renderle ancora oggi così emozionanti.
Un filo reale con il mondo del mestiere si intravede soltanto in Scozia. Lì, alla fine del Cinquecento, gli Statuti Schaw organizzarono le logge dei muratori, e nel corso del Seicento alcune di esse cominciarono ad accogliere gentiluomini estranei alla professione. È in queste logge scozzesi che compaiono le prime iniziazioni documentate di uomini colti. Ed è da qui che conviene ripartire.
I newtoniani: la scienza contro il dogma
Per capire la nascita della massoneria moderna bisogna guardare all’Inghilterra del Seicento, un paese devastato. Tra il 1642 e il 1660 la guerra civile contrappone parlamento e corona, puritani, anglicani e cattolici. In tutta Europa, da oltre un secolo, ci si massacra per questioni teologiche che nessuna prova può risolvere. Emerge bene lo stato d’animo di una generazione di intellettuali stanca di vedere i propri simili uccidersi nel nome di dogmi opposti.
La risposta di quegli uomini fu un cambio di metodo. Nel 1660, all’indomani della restaurazione degli Stuart con Carlo II, un gruppo di studiosi fonda a Londra una società per il progresso della conoscenza sperimentale. Due anni dopo, nel 1662, il re le concede lo statuto: nasce la Royal Society. Tra i fondatori ci sono Robert Moray, John Wilkins, Robert Boyle, John Wallis. Il principio che li unisce è semplice e rivoluzionario: nessuna teoria vale qualcosa se non supera la verifica dei fatti.
Il contesto spiega perché fosse un gesto coraggioso. Nel 1600 Giordano Bruno era morto sul rogo a Roma. Nel 1633 Galileo era stato costretto ad abiurare l’eliocentrismo. Sostituire la prova sperimentale all’argomento d’autorità significava sfidare un intero sistema di potere, religioso e politico insieme.
Qui si innesta la tesi che trovo più convincente sulle origini della massoneria, quella di Alain Bauer, già Gran Maestro del Grande Oriente di Francia. Nel suo studio su Isaac Newton e i newtoniani, Bauer colloca la nascita della massoneria moderna proprio in questo ambiente. I legami sono documentati. Robert Moray era stato iniziato nel 1641 da membri di una loggia di Edimburgo. Elias Ashmole, anche lui tra i primi membri della Royal Society, ricevette l’iniziazione nel 1646. Più tardi, Jean Théophile Desaguliers, membro della Royal Society e stretto collaboratore di Newton, divenne Gran Maestro della Gran Loggia di Londra nel 1719. Newton non fu mai iniziato, ma il suo metodo entrò nelle logge attraverso i suoi allievi.
La Royal Society era già, di fatto, un consesso di massoni, e quasi tutti i suoi primi membri riceverono l’iniziazione nelle logge scozzesi. È un’ipotesi affascinante, ma i documenti non la confermano: le iniziazioni certe sono quelle di Moray e Ashmole, e per gli altri fondatori non abbiamo prove. Resta vero il nucleo della tesi: la massoneria moderna nasce dallo stesso spirito che ha prodotto la rivoluzione scientifica. Se il moto degli astri non dipende più dal dogma, perché dovrebbe dipenderne l’autorità dei re?
1717 e le Costituzioni di Anderson
La data simbolo della massoneria moderna è il 24 giugno 1717. Quel giorno, secondo la tradizione, quattro logge londinesi si riunirono nella taverna dell’Oca e della Graticola e fondarono la Gran Loggia di Londra. Oggi anche questa data è discussa: alcuni storici ritengono che la Gran Loggia abbia preso forma solo qualche anno più tardi.
Il documento decisivo arriva nel 1723. Il pastore presbiteriano James Anderson pubblica le Costituzioni, testo fondativo della massoneria moderna. Il capitolo sui doveri del massone resta ancora oggi un riferimento, ma la parte storica è un’altra cosa. Anderson costruisce una genealogia che parte da Adamo e attraversa Noè, Salomone e i grandi costruttori dell’antichità. Non è storiografia, è un’operazione di legittimazione.
Per capirne le ragioni bisogna guardare alla situazione dinastica. Con la rivoluzione del 1688 Giacomo II Stuart era stato cacciato dal trono e sostituito da Guglielmo d’Orange. Nel 1714, alla morte della regina Anna, la corona era passata a Giorgio I di Hannover, un principe tedesco. Gli Stuart in esilio e i loro sostenitori, i giacobiti, cercavano ancora di riconquistare il potere. La Gran Loggia di Londra nasce tre anni dopo l’arrivo degli Hannover. Una massoneria fedele alla nuova dinastia aveva tutto l’interesse a darsi un passato nobile e rassicurante, lontano da qualsiasi sospetto di simpatie per la casa scozzese.
A tal proposito leggi anche questo nostro articolo: https://ritofrancese.it/regolarita-massonica-storia-ugle-liberal-regular/
La massoneria degli Stuart
Mentre a Londra nasce la massoneria andersoniana, sul continente se ne sviluppa un’altra. Gli Stuart in esilio si stabiliscono nel castello di Saint-Germain-en-Laye, vicino a Parigi, e con loro arriva una corte di nobili, militari e intellettuali scozzesi, irlandesi e inglesi. Secondo una tradizione molto diffusa, le prime riunioni massoniche in Francia si sarebbero tenute proprio in questo ambiente, ma non ne è rimasta alcuna traccia documentaria. Sappiamo però con certezza che negli anni Venti del Settecento, a Parigi, operavano logge fondate da giacobiti.
È in questo mondo che si colloca una figura chiave, il cavaliere Andrew Michael Ramsay, scozzese, giacobita, per un periodo precettore dei figli del pretendente Stuart. Nel 1736-37 Ramsay compone a Parigi un discorso destinato ai massoni francesi che ebbe un’enorme diffusione. Vieillard lo considera il testo fondatore della massoneria adogmatica, perché invita gli uomini di ogni nazione a unirsi per comprendere il mondo. Ramsay proponeva persino che i massoni contribuissero a un grande dizionario universale delle arti e delle scienze, un’idea che anticipa lo spirito dell’Encyclopédie.
Il Discorso di Ramsay è anche un testo profondamente cristiano, e fu proprio lui a diffondere la leggenda che lega la massoneria agli ordini cavallereschi delle crociate. Da lì nasceranno gli alti gradi di impronta cavalleresca. Più che il fondatore di una massoneria laica, Ramsay fu il testimone di un’ambizione universalista che altri, più tardi, avrebbero sviluppato in senso razionalista.
La rivalità tra le due massonerie è però un fatto. Nel 1729 la loggia parigina Saint-Thomas, di impronta stuardista, si divise dando vita a una loggia con lo stesso nome, subito riconosciuta da Londra. La sua lettura è netta: non si trattava di una lite su cordoni e dettagli rituali, ma di un conflitto politico tra una massoneria allineata al potere di Londra e una massoneria di resistenza, con la conseguenza che la massoneria francese avrebbe conservato nel proprio DNA l’impronta di quelle prime lotte.
Due massonerie, due tradizioni
All’attualità, si configurano due modelli massonici: uno che si definisce adogmatico e rivendica un impegno etico e civile, e uno che si proclama regolare, fedele allo spirito del 1717 e alle Costituzioni di Anderson.
La storia lo conferma, anche se per strade diverse da quelle stuardiste. Nel 1877 il Grande Oriente di Francia eliminò l’obbligo di credere in Dio e nell’immortalità dell’anima, affermando la piena libertà di coscienza dei propri membri. L’anno seguente la Gran Loggia Unita d’Inghilterra ruppe le relazioni con Parigi. Da allora la distinzione tra massoneria liberale e massoneria regolare attraversa tutto il mondo massonico.
Il Rito Francese, nato nella Francia del Settecento, appartiene per storia e vocazione alla prima di queste tradizioni: quella che mette il dubbio, la ragione e la libertà di coscienza al centro del lavoro in loggia.
Dal segreto al complotto massonico
Le prime logge si dichiaravano estranee alla politica. Avevano però il segreto, che è politico per natura, in quanto crea una comunità, la separa dal resto della società, sottrae uno spazio al controllo delle autorità. La Chiesa lo capì presto. Il 28 aprile 1738 papa Clemente XII condannò la massoneria con la bolla In eminenti, senza chiarire fino in fondo le ragioni della condanna. Da quel silenzio nacque una lunga tradizione di sospetti.
Ad alimentarli contribuirono anche leggende nate dentro la stessa massoneria, come la presunta discendenza dai Templari, figlia proprio delle suggestioni cavalleresche di Ramsay. Era un mito affascinante nel clima preromantico del Settecento, ma a doppio taglio: attirava sui massoni gli stessi sospetti di vendetta contro il trono e l’altare che secoli prima erano costati il rogo ai Templari.
Barruel, Taxil e i falsi che hanno fatto storia
Dopo il 1789 il sospetto diventa accusa. Tra il 1797 e il 1798 l’abate Augustin Barruel pubblica le Mémoires pour servir à l’histoire du jacobinisme, secondo cui la Rivoluzione francese sarebbe stata il frutto di una cospirazione delle logge e degli Illuminati di Baviera. Quell’ordine, fondato da Adam Weishaupt nel 1776, era stato sciolto quasi dieci anni prima. Per gli sconfitti dalla Storia, era più comodo credere a un complotto di pochi fanatici che fare i conti con le colpe della propria classe.
Un secolo dopo arriva il caso più clamoroso, quello di Léo Taxil. Ex apprendista massone diventato fabbricante di rivelazioni, negli anni Novanta dell’Ottocento Taxil diffonde racconti di riti satanici negli alti gradi, e gli ambienti cattolici intransigenti ci credono. Nel 1897 confessa pubblicamente che si trattava di una mistificazione, ma molti rifiutano di prenderne atto. All’inizio del Novecento compaiono in Russia i Protocolli dei Savi di Sion, un falso che unisce ebrei e massoni in un unico complotto mondiale e che alimenterà l’antisemitismo per decenni, e darà al nazismo il pretesto per la persecuzione dei massoni, oltre che degli ebrei.
Il meccanismo è sempre lo stesso: attribuire a un’organizzazione segreta ciò che si preferisce non spiegare in altro modo. Da tre secoli il complotto massonico funziona così.
Massoneria e politica: cosa resta vero
Sarebbe però ingenuo sostenere che la massoneria non abbia mai avuto a che fare con la politica. In loggia se ne parla, e molto, senza una linea comune, ma il contributo della massoneria è stato di altra natura. Non ha deciso governi né rivoluzioni, ma ha diffuso idee: libertà di coscienza, uguaglianza dei cittadini, solidarietà. Occorre distinguere tra la democrazia, intesa come meccanismo istituzionale, e la Repubblica, intesa come progetto di valori. È su questo secondo terreno che la massoneria adogmatica in Francia ha fatto politica. Qualcuno la chiama utopia.
Domande frequenti
Quando è nata la massoneria moderna?
Convenzionalmente nel 1717, con la fondazione della Gran Loggia di Londra, anche se alcuni storici ne spostano la nascita di qualche anno. Il testo fondativo sono le Costituzioni di Anderson del 1723.
Che legame c’è tra massoneria e Royal Society?
Alcuni fondatori e membri della Royal Society erano massoni, come Robert Moray ed Elias Ashmole, e più tardi Desaguliers fu Gran Maestro. Lo spirito scientifico dell’epoca ha influenzato profondamente la massoneria delle origini.
Isaac Newton era massone?
No, ma molti suoi collaboratori lo erano, e il suo metodo ha segnato la massoneria del Settecento.
Che cos’è la massoneria giacobita?
È la massoneria legata agli Stuart in esilio e ai loro sostenitori, attiva in Francia nei primi decenni del Settecento, in parte in contrasto con la Gran Loggia di Londra.
La massoneria discende dai Templari?
No. È una leggenda settecentesca, priva di riscontri documentari.
