Una bussola che continua a deviare

Ogni tanto, la cronaca ha la gentilezza di offrirci, in poche settimane, un quadro nitido e impietoso dello stato di salute della laicità nel nostro Paese. Non è necessario attendere i grandi scontri parlamentari o le battaglie ideologiche di lungo corso: basta sfogliare i fatti di ordinaria amministrazione — leggi, delibere, circolari, sentenze — per capire quanto la bussola dello Stato italiano continui a deviare, silenziosamente ma con ostinata costanza, verso quella che il pensiero massonico e illuminista ha sempre chiamato clericalizzazione del pubblico.
Per chi pratica la massoneria nel solco del Rito Francese Groussier — una tradizione che fa della laicità attiva, non conciliatorista, uno dei propri principi fondanti — ciò che segue non è semplice cronaca. È materia di riflessione, vigilanza e impegno civile.
La Legge di Bilancio 2026 e il finanziamento delle scuole cattoliche
Cominciamo dall’alto, dalla legge che orienta le priorità finanziarie della Repubblica. La Legge di Bilancio 2026 contiene, ancora una volta, numerosi passaggi clericali, in particolare a favore delle scuole cattoliche. Non è una novità — è una costante. Anno dopo anno, risorse pubbliche alimentano un sistema scolastico confessionale che, per definizione, non può essere neutro rispetto alla libertà di coscienza dei cittadini più giovani.

Eppure la Costituzione italiana, all’articolo 33, è chiara: è compito dello Stato aprire scuole di ogni ordine e grado. Il finanziamento sistematico dell’istruzione cattolica con denaro pubblico non è una scelta neutrale: è una scelta di campo. Per la massoneria laica, che considera la scuola pubblica il laboratorio della cittadinanza libera e critica, si tratta di una ferita che si rinnova con ogni manovra finanziaria.
Presepi di Stato e ponti intitolati ai santi
Spostandoci alla dimensione territoriale, la Regione Lazio ha stanziato 102.000 euro di denaro pubblico per premiare le scuole — anche paritarie — che allestiscono i presepi giudicati più belli da una apposita commissione. Un concorso finanziato con fondi di tutti, credenti e non credenti, per celebrare un simbolo confessionale specifico. La domanda è semplice e diretta: lo Stato premierebbe allo stesso modo la menorah ebraica, il lanternino di Diwali o il simbolo del solstizio pagano? La risposta, evidentemente, è no. E questa asimmetria è precisamente il contrario della laicità.
Nel frattempo, a Roma, la Giunta capitolina ha deliberato di intitolare il ponte dell’Industria — il suo stesso nome è un inno al lavoro umano — a san Francesco, disponendo anche la collocazione permanente di una statua in bronzo del patrono d’Italia. L’inaugurazione è avvenuta con tanto di benedizione cardinalizia e numerose autorità istituzionali. Non una cerimonia privata, non un gesto spontaneo di una comunità credente: un atto deliberato di un’istituzione pubblica che trasforma uno spazio collettivo in spazio confessionale.
Sindaci con la fascia tricolore in Vaticano
Tra gli episodi più simbolicamente densi figura la visita di una delegazione di sindaci dell’ANCI — accompagnata dal cardinale e presidente della CEI, Matteo Maria Zuppi — in udienza da papa Leone XIV, con le fasce tricolori al petto. La fascia è il simbolo dell’autorità civile, il segno visibile che chi la indossa rappresenta tutti i cittadini del proprio comune: credenti e atei, cattolici e protestanti, islamici e agnostici.
Indossarla davanti al Pontefice romano non è un gesto neutro. È un gesto che dice, implicitamente, che le istituzioni civili italiane riconoscono in quella sede un’autorità alla quale rendere omaggio. Per chi — come i massoni del Rito Francese — ha da sempre sostenuto che la religione appartiene alla sfera intima e personale, e che le istituzioni pubbliche non sono legittimate a inchinarsi ad alcuna confessione, si tratta di un’immagine che pesa.
L’Università di Bologna e i “nullatenenti” in tonaca
Particolarmente eloquente è il caso dell’Università di Bologna — la più antica del mondo occidentale, orgogliosamente laica nelle sue radici — che non fa pagare le tasse universitarie a frati e suore, giustificandosi con il fatto che questi sarebbero individualmente “nullatenenti”, pur appartenendo a ordini religiosi spesso ricchissimi. Una scappatoia che trasforma in privilegio fiscale una condizione giuridica costruita ad arte. Il paradosso è acuto: un ateneo che dovrebbe essere il tempio del libero sapere applica de facto un’esenzione confessionale.
I vigili del fuoco e la cresima d’ordinanza
Forse il fatto più inquietante, per la sua dimensione istituzionale e quotidiana, riguarda un ordine del giorno del comando dei vigili del fuoco di Modena che ha invitato il proprio personale a conseguire la cresima. Un corpo dello Stato — armato, in uniforme, con compiti di pubblica sicurezza — che suggerisce ai propri dipendenti di ricevere un sacramento cattolico. È difficile trovare una violazione più cristallina del principio di neutralità religiosa delle istituzioni pubbliche.
Una piccola luce: la Corte Costituzionale sul fine vita
Non tutto è buio. La Corte Costituzionale ha salvato la legge della Toscana sul fine vita, respingendo il ricorso del governo Meloni e riconoscendo che le scelte sull’esistenza appartengono alla persona, non allo Stato né alla Chiesa. È un segnale importante, che dimostra come i principi costituzionali possano ancora fare argine, quando qualcuno li invoca con determinazione.
Questa sentenza ricorda a tutti — e ai massoni in particolare — che le conquiste della laicità non si preservano da sole: vanno difese, rivendicate, ricordate. La Corte ha fatto il suo lavoro. Tocca alla società civile e alle associazioni laiche fare il proprio.
La massoneria e la laicità: una responsabilità storica
Il Rito Francese Groussier non è nato per caso. Ha radici nell’Illuminismo, nel razionalismo, nella tradizione di un Grande Oriente di Francia che nel 1877 scelse coraggiosamente di aprire le proprie Logge anche agli atei, sancendo la libertà assoluta di coscienza come principio irrinunciabile. In Italia, questa tradizione ha faticato a radicarsi, soffocata prima dal clericalismo risorgimentale, poi dal fascismo, poi da decenni di massoneria conciliatrice e poco incline al confronto civile.

Come ha scritto Gustavo Raffi, gran maestro emerito del Grande Oriente d’Italia: la laicità dello Stato, benché sancita dalla Costituzione repubblicana e definita irrinunciabile dalla Corte Costituzionale, viene di fatto violata, attraverso espedienti che ne aggirano le disposizioni. Le notizie che abbiamo passato in rassegna oggi sono esattamente quegli “espedienti”: piccoli, quotidiani, apparentemente innocui, ma sistematici.
La vigilanza come dovere massonico
Osservare questi fatti non è un esercizio polemico. È un atto di responsabilità civile e massonica. La massoneria e la laicità sono, nel solco del Rito Francese, due concetti profondamente legati: non esiste autentico percorso iniziatico — di conoscenza, di libertà, di costruzione interiore — in uno spazio dove la coscienza non è libera.
Uno Stato laico non è uno Stato nemico della religione: è uno Stato che garantisce a tutti — credenti e non credenti — di vivere secondo la propria coscienza, senza che il potere pubblico metta il peso della sua autorità su un piatto della bilancia. Quando quel peso viene messo — nei bilanci, nelle delibere, nelle fasce tricolori, nelle circolari di servizio — è compito di chi crede nella libertà di coscienza alzare la voce.
Riccardo Finamore
