La Massoneria può davvero essere apolitica?

In un’epoca nella quale tutto sembra assumere una dimensione politica — dall’ambiente alla bioetica, dai diritti civili all’intelligenza artificiale — ritorna periodicamente una domanda tanto delicata quanto inevitabile: la Massoneria può ancora definirsi apolitica? Il tema non è nuovo.

Apolitica o apartitica? Un equivoco da chiarire

Sin dalle Costituzioni di Anderson del 1723 la Libera Muratoria moderna vieta le dispute politiche e religiose all’interno delle Logge, nel tentativo di preservare l’armonia fraterna in un’Europa devastata da guerre confessionali e conflitti dinastici. Eppure, osservando la storia della Massoneria continentale — e soprattutto quella del Rito Francese — appare difficile sostenere seriamente una neutralità assoluta rispetto alla società e ai suoi conflitti. Libertà di coscienza, laicità, educazione pubblica, emancipazione civile, universalismo dei diritti, difesa della democrazia: tutte queste battaglie hanno visto, direttamente o indirettamente, una forte presenza massonica.

Il problema nasce allora da un equivoco: la Massoneria non è partitica, ma questo non significa che possa essere apolitica. Ed è precisamente il Rito Francese Groussier a rendere evidente questa distinzione.

Il Rito Francese: un rito dell’Illuminismo, non del misticismo

Il Rito Francese non nasce come percorso mistico o spiritualista. Esso si sviluppa nel cuore dell’Illuminismo europeo e porta impressa, nella propria struttura simbolica e filosofica, la cultura della modernità, restando fedele all’impostazione originaria della Massoneria del 1717, rifiutando progressivamente derive mistiche, esoteriche e sacrali. La sua specificità, quindi, consiste proprio nel collocare l’essere umano al centro del processo iniziatico e sociale.

Il Rito Francese non pretende dogmi metafisici, e non può considerare il Massone un eletto separato dal mondo, ma, al contrario, concepisce il lavoro massonico come strumento di emancipazione umana e civile. Non a caso viene definito “rito dell’Illuminismo”. Il suo obiettivo non è sottrarre l’uomo alla storia, ma renderlo più libero dentro la storia.

Il 1877 e la Libertà Assoluta di Coscienza

Questa impostazione raggiunge il suo punto di maturazione nel Convento del Grande Oriente di Francia del 1877. Con la relazione di Frédéric Desmons viene abolito l’obbligo di credere in Dio e nell’immortalità dell’anima, sostituendolo con il principio della Libertà Assoluta di Coscienza. Non si trattò di una semplice modifica rituale, ma di una ridefinizione radicale della missione massonica.

Così, la Massoneria cessava definitivamente di fondarsi su un presupposto teologico per affermare che il valore dell’essere umano risiede nella sua autonomia morale, razionale e critica. Da quel momento il Rito Francese assunse una fisionomia chiaramente laica, adogmatica, repubblicana, umanista, sociale, e questa scelta portò la Massoneria a una sua più forte responsabilizzazione civile perché se la libertà di coscienza è assoluta, allora diventa necessario difendere le condizioni politiche e sociali che la rendono possibile. La laicità dello Stato, la libertà d’espressione, l’istruzione pubblica, i diritti civili e l’uguaglianza giuridica cessano di essere temi esterni alla riflessione massonica, e diventano parte integrante della sua missione.

Apartiticità non è neutralità morale

L’idea di una Massoneria totalmente apolitica appare allora problematica. Certamente, la Loggia non può trasformarsi in un’arena partitica, tanto è vero che il Rito Francese Groussier rifiuta ogni dogmatismo ideologico e ogni subordinazione a partiti, governi o poteri temporali, ma esiste una differenza decisiva tra apartiticità e neutralità morale: una Massoneria che tace davanti all’oppressione, al fanatismo, alla distruzione della laicità o alla regressione dei diritti umani non è “super partes”, ma è semplicemente assente. Lo abbiamo espresso chiaramente dalle pagine della nostra rivista “Anthropolis”: “La Massoneria è Politica con la P maiuscola… l’arte di vivere insieme.”

Questa definizione coglie il cuore della questione. Il politico, nel senso nobile del termine, riguarda la polis, ossia la convivenza umana, l’organizzazione dello spazio pubblico, la costruzione della città, e la Massoneria, essendo una comunità umana organizzata attorno a valori universali, non può sottrarsi completamente a questa dimensione. Perfino il rifiuto di prendere posizione costituisce, spesso, una scelta politica implicita.

La Loggia come laboratorio del cittadino

Su questo emerge una delle differenze più profonde tra il Rito Francese Groussier e certe concezioni intimistiche o spiritualistiche della Massoneria. Nel Rito Francese la Loggia non è un luogo di fuga dal mondo profano, ma un laboratorio di formazione del cittadino. Il Rito Francese Groussier non impartisce programmi politici, non produce manifesti ideologici, non detta linee di voto, ma costruisce una disciplina del pensiero critico. Attraverso simboli, metodo rituale, confronto fraterno e lavoro intellettuale, il Massone viene educato all’autonomia di giudizio, al dubbio metodologico, al senso della responsabilità, alla coscienza sociale, alla centralità della dignità umana. In questo senso l’Officina non separa dalla città, ma prepara alla città.

Individuo e società: una doppia fedeltà

La grande peculiarità del Rito Francese Groussier consiste nell’aver mantenuto unite due dimensioni che altrove vengono spesso separate: il perfezionamento dell’individuo e il miglioramento della società. Bisogna ricordare che il Rito Francese sostenne storicamente le idee democratiche e repubblicane, non per spirito fazioso, ma perché considerava incompatibili con la libertà assoluta di coscienza il clericalismo, il dispotismo, il fanatismo, e ogni altra forma di dominio dogmatico. Oggi, come allora, permane la stessa necessità e urgenza di affrontare queste criticità sociali.

Il Massone del Rito Francese Groussier non è dunque chiamato a ritirarsi dalla storia, ma a viverla criticamente. Di conseguenza, il libero pensiero viene esplicitamente descritto come impegno contro l’ingiustizia, la discriminazione, l’autoritarismo, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Questa non è militanza partitica, questa è etica civile, ed è precisamente qui che l’apoliticità assoluta mostra il proprio limite teorico perché ogni concezione dell’essere umano produce inevitabilmente conseguenze politiche. Difendere la libertà di coscienza è una scelta politica, difendere la laicità è una scelta politica, difendere l’uguaglianza ontologica degli esseri umani è una scelta politica. Il Rito Francese Groussier assume consapevolmente questa responsabilità.

Arthur Groussier: il Massone come riformatore sociale

La figura stessa di Arthur Groussier sintetizza questa visione. Non fu soltanto un ritualista o un teorico della Libera Muratoria, ma fu anche un legislatore sociale, un riformatore, un uomo impegnato nella costruzione dello stato sociale francese. La sua opera dimostra che, nella tradizione del Rito Francese, il lavoro iniziatico non è mai disgiunto dalla responsabilità verso la società.

Una politica della coscienza, senza partito e senza dogma

La Massoneria autentica non cambia il mondo attraverso complotti o poteri occulti, forma invece uomini e donne capaci di agire nella città con spirito critico, rigore morale e senso della fraternità universale: è questa la sua vera azione politica, una politica senza partito, senza dogma, una politica della coscienza.

Il vero cantiere: la Città dell’uomo

Alla luce di tutto ciò, il Rito Francese Groussier non può accettare una concezione puramente passiva dell’apoliticità. La Massoneria non deve essere partigiana, ma non può essere indifferente perché la neutralità assoluta davanti ai conflitti della dignità umana finisce inevitabilmente per favorire il mantenimento dell’ordine dominante. Il Rito Francese Groussier propone invece una Massoneria laica ma non relativista, universale ma non astratta, iniziatica ma non evasiva, umanista ma non contemplativa; una Massoneria che considera la città come il vero cantiere dell’opera massonica perché il Tempio che il Massone è chiamato a costruire non è soltanto interiore, è anche la Città dell’uomo.

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Massoneria di Rito Francese
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