Il 2 giugno e l’ideale repubblicano: la nostra Festa Massonica

Le feste civili non sono immutabili

Ogni festa civile racconta una storia. Ma racconta anche il modo in cui una comunità sceglie di rappresentare sé stessa. Per questa ragione nessuna celebrazione pubblica è immutabile. I simboli cambiano, le sensibilità evolvono, le generazioni reinterpretano il passato alla luce delle sfide del proprio tempo. La Festa della Repubblica non fa eccezione.

Dalla partecipazione popolare alla parata militare

A ottant’anni dal referendum istituzionale del 2 giugno 1946, appare evidente come il significato di questa ricorrenza si sia progressivamente trasformato. Se nei primi anni della Repubblica essa rappresentava il trionfo della partecipazione popolare, del suffragio universale e della rinascita democratica dopo il fascismo, oggi l’immagine che più frequentemente la identifica nell’opinione pubblica è quella della parata militare ai Fori Imperiali. Non vi è nulla di illegittimo nel rendere omaggio alle Forze Armate della Repubblica. Esse costituiscono una delle istituzioni previste dalla Costituzione e svolgono una funzione essenziale nella difesa dello Stato democratico. Tuttavia è lecito domandarsi se questo simbolo sia ancora sufficiente a rappresentare il significato più profondo del 2 giugno.

Cosa celebriamo davvero il 2 giugno?

Che cosa celebriamo realmente in questa giornata? La potenza dello Stato oppure la sovranità dei cittadini? L’apparato istituzionale oppure la partecipazione democratica? La forza oppure la libertà? La domanda assume una particolare rilevanza se osservata attraverso la sensibilità culturale del Rito Francese Groussier, il rito massonico che più di ogni altro ha sviluppato una concezione laica, repubblicana e democratica della Massoneria.

La Repubblica secondo il Rito Francese Groussier

Il Rito Francese non considera la Repubblica semplicemente come una forma di governo. La interpreta come una concezione dell’uomo e della società. Una concezione fondata sulla libertà di coscienza, sull’uguaglianza civile, sulla partecipazione dei cittadini alla vita pubblica e sulla ricerca costante del bene comune. Da questa prospettiva, il 2 giugno non celebra soltanto la nascita di una nuova architettura istituzionale. Celebra l’affermazione di un principio: la sovranità appartiene al popolo.

Garibaldi, Mazzini e le radici simboliche della Repubblica

Non è casuale che i primi riferimenti simbolici della Repubblica nata nel 1946 siano stati Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini. La coincidenza tra la morte di Garibaldi, avvenuta il 2 giugno 1882, e la scelta della data del referendum repubblicano apparve immediatamente significativa. Garibaldi incarnava infatti l’idea di una patria costruita attraverso la partecipazione popolare e il sacrificio civile. Durante la Resistenza il suo nome era tornato a vivere nelle Brigate Garibaldi, diventando uno dei simboli dell’antifascismo. Nelle celebrazioni spontanee del giugno 1946 riemersero bandiere, immagini e richiami che collegavano idealmente la nuova Repubblica all’eredità del Risorgimento democratico.

Accanto a Garibaldi vi era Mazzini, figura forse ancora più vicina alla cultura politica della Repubblica. Se Garibaldi rappresentava l’eroismo popolare, Mazzini rappresentava il dovere civico. La sua idea di nazione non si fondava sul sangue o sull’etnia, ma sulla partecipazione consapevole dei cittadini alla costruzione del bene comune. La Repubblica Romana del 1849 divenne così, nel dopoguerra, uno dei principali riferimenti simbolici della nuova Italia democratica.

Un’affinità profonda con il Rito Francese

Non è difficile riconoscere in queste figure una sensibilità profondamente affine a quella del Rito Francese Groussier.

Mazzini e Garibaldi concepivano la politica come educazione morale del cittadino. Il Rito Francese concepisce il lavoro massonico come educazione permanente della coscienza. In entrambi i casi il progresso della società non nasce da un’autorità superiore ma dalla crescita culturale e civile delle persone.

La Loggia come laboratorio di cittadinanza

La stessa Loggia, nella tradizione del Rito Francese, non è mai stata pensata come rifugio dal mondo. Essa costituisce piuttosto un laboratorio di cittadinanza. Nell’Officina si apprendono il confronto delle idee, il rispetto delle differenze, la responsabilità individuale e la costruzione collettiva del bene comune. Tutti elementi che appartengono anche alla migliore tradizione repubblicana. Per questo motivo il dibattito sul significato della Festa della Repubblica non è una questione marginale. Esso riguarda il modo in cui una nazione interpreta sé stessa.

Una festa della cittadinanza, non solo delle istituzioni

Forse è giunto il momento di restituire maggiore visibilità a quella dimensione civile e partecipativa che fu all’origine del 2 giugno. Una grande festa della cittadinanza potrebbe valorizzare il mondo della scuola, della ricerca, della cultura, del lavoro, della sanità, del volontariato, dell’associazionismo e di tutte quelle realtà che ogni giorno rendono concreta la promessa repubblicana.

Sarebbe una scelta coerente con la Costituzione, che pone il lavoro a fondamento della Repubblica, e sarebbe altrettanto coerente con la tradizione del Rito Francese Groussier, che vede nell’emancipazione dell’essere umano il fine ultimo del proprio lavoro iniziatico.

La Repubblica è un’opera sempre incompiuta

La Repubblica, infatti, non è una conquista definitiva. È un’opera sempre incompiuta. Esattamente come il Tempio simbolico che i massoni sono chiamati a edificare. Essa vive soltanto nella misura in cui i cittadini continuano a costruirla attraverso la partecipazione, la conoscenza, la solidarietà e l’esercizio della libertà.

Forse il significato più profondo del 2 giugno risiede proprio qui: non nel ricordo di un evento concluso, ma nella consapevolezza che la Repubblica è un progetto che ogni generazione deve rinnovare. Ed è difficile immaginare un ideale più vicino allo spirito del Rito Francese Groussier.

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