In poche parole vi dimostrerò la necessità di trasformare la nostra società.

Nell’antichità la forza motrice dell’uomo era la forza bruta, di cui aveva bisogno in ogni momento per difendersi e sopravvivere. Il rispetto per tutti va al più forte: è lui il leader. Si sta bene con lui, vi protegge, vi aiuta. Un giorno, questo leader si rende conto che avete bisogno di lui: vi comanda, diventate un suo servitore, una sua cosa, un suo schiavo. Il leader era padrone del corpo dello schiavo. I sacerdoti gli hanno lavato il cervello attraverso credenze e dogmi. Il dominio del leader e il dominio del prete, l’uno domina l’altro o vanno insieme di pari passo, mantengono comunque il loro potere sul nostro corpo e sul nostro cervello.
Vediamo il leader barbaro trasformarsi. Da leader nomade, si stabilisce e prende possesso della terra, fonte di benessere: ne diventa il signore, il proprietario. I suoi schiavi sono il servo, il contadino. Questa è la situazione finché esiste una sola fonte di ricchezza: la terra.
Ecco l’avvento di un’altra categoria di ricchezza: la ricchezza mobiliare prodotta dal lavoro umano. L’ex leader barbaro si trasforma nuovamente: diventa padrone, azionista dell’azienda. I suoi schiavi sono gli operai, gli impiegati, i servi e i salariati di ogni genere.
Il prete seguiva il capo nelle sue trasformazioni: il prete feticcio, il bardo seguivano il capo tribù, il prete del Medioevo fece costruire la sua cattedrale accanto al castello fortificato, aiutò il signore a esercitare il suo potere sui vassalli. Il prete attuale ha creato la Madonna della fabbrica, aiutando il padrone a gestire il potere sui suoi operai. Il capo e il prete sono inseparabili nel corso dei secoli. A volte litigano, accade quando uno dei due compari vuole entrare nel seminato dell’altro, ma in entrambi i casi a pagarne le conseguenze è il popolo. Seguiamo lo schiavo nello scorrere del tempo. Obbedisce al capo e al prete, per il capo intraprende guerre di conquista, per il prete fa le crociate. Al signore paga il balzello e la tassa, al prete paga la decima. Lo schiavo non sapeva nulla, non voleva nulla: era il vicino del bruto, il fratello maggiore degli animali domestici. Le opere di pensatori, filosofi, poeti dell’antichità erano conosciute solo dai leader e dai preti, che conservavano solo per sé il diritto alla vita intellettuale. Nessun libro, solo pochi manoscritti.
Venne un uomo (Gutenberg) che inventò la macchina per la stampa. Questo è il momento in cui lo schiavo è nato nella vita intellettuale. Lo schiavo, il contadino ha cominciato a leggere, a pensare. Uomini come Cartesio, La Fontaine, Buffon, Rousseau, Diderot gli hanno portato la luce dei loro geni. Lo schiavo, finalmente consapevole della sua esistenza, si è alzato in piedi, ha dato inizio alla Rivoluzione francese, che lo ha liberato dal leader e dal prete. Purtroppo, per un tempo molto breve. Gli si disse di sbarazzarsi del prete, invece si sbarazzò del leader!
Il capitalista, l’attuale leader, ha meno fatica da fare a differenza del leader guerriero e del signore che era tenuto a nutrire i suoi servi per essere da loro difeso e nutrito. Ascoltate questo grido dal cuore del re Enrico IV: «Se il mio popolo viene maltrattato, chi mi manterrà ! » L’interesse personale dell’attuale leader non impone alcuna considerazione per il lavoratore, lo schiavo. Invece di un branco di uomini schiavizzati dalla paura delle percosse, della corda o del palo, ha i soldi. Grazie al denaro, il capitalista unisce le due funzioni di leader e di prete. E’ leader e barbaro. Clodoveo uccise il soldato che gli aveva rubato il vaso di Soissons. Il padrone moderno farà morire di fame il lavoratore che non la pensa come lui. Prete, lo è, il prete di ogni tempo ha promesso allo schiavo un futuro compenso per i suoi mali presenti. E’ stato sempre l’apostolo dell’ignoranza e della menzogna. Allo stesso modo si comporta il padrone moderno, che promette ai suoi lavoratori vantaggi materiali e morali: partecipazione agli utili, medaglie di anzianità per gli ex dipendenti, pensioni per lavoratori. Promettendo questo per il futuro, lesina nel presente.
Vi ho appena dato una panoramica delle basi del vecchio regime, queste basi si ergono di fronte al nuovo mondo come una barriera insormontabile. Siamo nel periodo del duello decisivo tra le forze del passato, le forze della reazione, e le forze dell’azione sociale.
Esaminiamo lo stato delle forze di entrambe le parti. Nel partito reazionario troviamo le macerie dell’autorità religiosa, e le macerie dell’autorità politica. Accanto ad essa, i sazi del banchetto della vita: possessori, fruitori, sfruttatori. Da un punto di vista morale, hanno il vantaggio su di noi di sapere quello che vogliono: tenere ciò che hanno o riprendersi ciò che avevano, mantenere il potere o riprendersi il potere. Hanno una conoscenza approfondita dell’uomo, i loro studi approfonditi mirano a renderli leader degli uomini. Sono appostati in prima linea per accogliere tutti i transfughi dell’altra sponda, per attirare verso di loro i capaci, i timidi, gli indecisi che hanno valore.
Dal lato della gente di azione sociale, cosa vediamo? Una folla, un numero immenso di individui isolati o scarsamente riuniti, pieni di buona volontà, di buone intenzioni, ma incapaci di un’azione decisa, pratica ed efficace. Non siamo sicuri di ciò che vogliamo, non sappiamo come lo vogliamo e ignoriamo i rudimenti della scienza e della tattica per raggiungere i nostri obiettivi. Lanciamo grandi parole: Libertà, Uguaglianza, Fraternità, Solidarietà, Giustizia; parliamo di mutualità, cooperazione, socialismo, comunismo, senza approfondire il significato di queste parole. Noi siamo la ragione, abbiamo ragione, possiamo avere i numeri e quindi la forza, e aspettiamo che la reazione si arrenda. La reazione centralizza forze e capitali, capacità e posti di lavoro e ride della nostra miseria.
Tra noi cresce la rabbia, il duello si delinea sempre meglio, siamo in un periodo storico cruciale per l’evoluzione dell’essere umano. Non vive, sopravvive. Si continua a prendere le distanze dalle realtà spirituali. Abbiamo la stessa ingenuità, la stessa ignoranza dei nostri antenati del 1789, che fecero la rivoluzione a beneficio della borghesia, e di quelli del 1848, che lasciarono che il cesarismo seppellisse la Rivoluzione economica delineata dall’idea comunista. Non dobbiamo nasconderci che la nostra azione sarà nulla se noi siamo delle nullità, che la nostra azione sarà inutile se non è un’azione coordinata e ponderata, che la nostra azione acquisterà forza attraverso un impegno autentico molteplice e reiterato da parte di ciascuno di noi.
I nostri padri nel 1789 ci hanno dato la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, attualizziamo le loro iniziative alla società di oggi e di domani, studiamo la società attuale, approfondiamone ogni aspetto critico. Concludiamo questa analisi con una critica ragionata e approfondita, mettendo da parte ogni pregiudizio.
Il mio solo e unico desiderio è quello di avervi convinti tutti della necessità e dell’urgenza della situazione attuale. In tutta sincerità, in tutta franchezza, vi ho esposto le mie idee, voglio che vengano discusse, e criticate se necessario. È dallo scontro di idee contrarie che scaturisce la luce. Siamo qui come uomini liberi, tra cui può emergere ogni verità, e ogni errore in buona fede.