Riflessioni massoniche per una filosofia dell’evoluzione

  Non è necessario essere uno scienziato sofisticato per pensare alla teoria dell’evoluzione o sviluppi di questa teoria. Conosciamo i punti principali. Tutte le specie degli esseri viventi sono in continua trasformazione e si modificano nel tempo e nelle generazioni. Attraverso il gioco della “discendenza con modificazione” tutte le specie viventi, compreso l’uomo, condividono uno o più antenati comuni e attraverso quello della “selezione naturale”, all’interno di una stessa specie, gli individui meglio adattati al loro ambiente si riproducono più degli altri.

Grazie al progresso scientifico in settori molto differenti, questa teoria primaria ha continuato ad evolversi, talvolta sfumando, talvolta trovandosi integrata o ampliata in particolare dalle scoperte della biologia e delle neuroscienze. Ad esempio, è ormai accertato che quando gli individui di una specie si separano in più popolazioni distanziate, ciascuna di esse acquisirà caratteristiche particolari e darà origine a numerose varietà. E se queste varietà successivamente si trovassero nell’impossibilità di incrociarsi, si differenzieranno tanto che alla fine potranno costituire specie distinte. Concludiamo che la nozione di specie è solo una schematizzazione conveniente e condivisa per l’osservazione e l’analisi “esseri viventi – compresi gli esseri umani”. 

   Ma emerge anche, e questo sarà più il nostro punto, che la sua caratteristica più universale sta forse nella “permanenza delle sue variazioni e trasformazioni, sia per fattori verticali come la discesa e la riproduzione, sia per fattori orizzontali come l’ambiente, gli incontri e gli incroci, la facoltà di adattamento e tante altre”. 

Lasceremo, correttamente, che specialisti e persone competenti arricchiscano e chiariscano questi fattori e le loro conseguenze, e facciano progredire la conoscenza.   Aspetteremo saggiamente che questo progresso arricchisca ed evolva il “comunemente accettato” dei nostri pensieri. Perché basteranno quelli che ci animano oggi ad avvicinare questa stabilità delle variazioni e trasformazioni delle specie e l’interazione tra l’individuo e il suo ambiente alla pratica e alla filosofia massonica. Un po’ come se considerassimo gli scienziati i costruttori del tempo moderno delle nostre cattedrali, mentre la massoneria liberale e adogmatica, conosciuta come “Rito  Francese” avrebbe ricercato e trasposto alcuni riti e metodi per scopi speculativi. E non abbiamo trovato niente di meglio che speculare sulla questione dell’utilità sociale e politica delle nostre stesse speculazioni.

  La Massoneria inizia e si compie con ciò che viene chiamato “iniziazione o ricezione”. Frutto evidente di un insieme di “riproduzioni” ereditate da riti e credenze molto eclettiche che vengono trasmesse con un rigore più preteso che reale. 

Questa trasmissione “verticale” è “esoterica”, cioè etimologicamente riservata ai soli iniziati, come una sorta di “discendenza con modificazione”, che viene attribuita all’eredità delle specie viventi. Ma la moderna massoneria liberale e il Rito Francese non riducono l’iniziazione/ricezione alla preparazione o alla capacità di ricevere la comunicazione di antiche verità che eleverebbero allo stadio supremo della saggezza, e che tendono all’immutabile o all’eternità. 

  La cerimonia di iniziazione/ricezione non basta a fare del richiedente un vero iniziato, tutt’altro. Saremmo una setta. Gli elementi trasmessi sono fortunatamente e necessariamente incompleti e il richiedente dovrà cercare o addirittura fabbricare gli elementi mancanti senza i quali non sarà un vero iniziato. Secondo le nostre usanze, deve capire che lui stesso è uno degli strumenti più essenziali. Come ciascuno di coloro che lo circondano individualmente e collettivamente saranno anche i suoi strumenti. Come lo sarà la Loggia e più in generale la Massoneria. Questo percorso iniziatico inventato e compiuto, mai fino in fondo, e senza vere e proprie istruzioni, è senza dubbio la vera iniziazione. 

  È quello che alcuni chiamano l’approccio “orizzontale” del Rito Francese, che colloca la progressione nel fatto di muoversi tra gli uomini alla ricerca di nuovi percorsi piuttosto che in un’elevazione di tipo verticale, di carattere spirituale o religioso. Questi non salgono, vanno avanti. Per fare grandi cose, scriveva Montesquieu, non bisogna essere al di sopra degli uomini ma con loro (in mezzo a loro).

  In questa concezione “liberale” o “adogmatica”, caratteristica del Rito Francese, l’approccio iniziatico del Massone è per sua natura intimo e specifico per ogni persona. Ma partecipa anche all’approccio degli altri poiché quello degli altri contribuisce al suo in modo inseparabile e inseparabile. Gli altri sono coloro che lo circondano nel microcosmo vivo e in continua evoluzione e trasformazione che la sua Loggia rappresenta. Logge e/o capitoli che sono essi stessi simboli in movimento e trasformazione all’interno di altri microcosmi che formano la Comunione che tenta faticosamente di riunire “questi individui della stessa specie che si separano in più gruppi isolati, ma ciascuna dei quali acquista caratteristiche particolari, e danno origine a numerose varietà che, quando non si incrociano, si differenziano tanto da costituire specie distinte.

  Per invitarli ed aiutarli, la Massoneria, attraverso i suoi simbolismi e rituali, mette a sua disposizione strumenti, ereditati dall’uomo, dai suoi “discendenti”, con le loro credenze, pratiche ed esperienze. Ma non tutti questi strumenti verranno utilizzati e quelli che lo saranno non saranno utilizzati sempre allo stesso modo. Perché chi percorre la via dell’iniziazione è egli stesso uno degli strumenti più essenziali.   Per questo motivo inizierà chiedendosi perché questo o quello strumento o combinazione di strumenti sia riuscito a catturare la sua attenzione. E continuerà vedendo altri Massoni scegliere altri strumenti, a volte lo stesso ma poi utilizzarlo diversamente e senza mai bastare. Perché l’uomo è strumento del e sul proprio cammino ma che da un lato viene tracciato solo impegnandosi in esso e, dall’altro, non gli impedisce di confrontarsi con altri uomini, con altri strumenti, con altri percorsi. 

  E come ci insegna la teoria più rudimentale dell’evoluzione, la loro caratteristica più universale sta nelle sue variazioni e trasformazioni “sia per fattori verticali come la discesa e la riproduzione, sia per fattori orizzontali come l’ambiente, gli incontri e gli incroci, l’adattabilità e molti altri”. Il risultato è che il processo iniziatico sembra non poter essere altro che uno: il profano, in realtà, vi arriva con una ricerca personale che crede di conoscere, e che comunque è sconosciuta a tutti. Immagina che gli altri lo aiuteranno. Questo a volte gli viene promesso. Rimarrà deluso.

  Gli viene chiesto di abbandonare la sua vita precedente, “i suoi metalli”, di scrivere il suo testamento filosofico, di morire e rinascere a se stesso, di integrarsi in un particolare ambiente di Loggia o Capitolo. E gli spiegheremo poi che lui è in verità l’unico che può continuare la sua ricerca e che per questo dovrà, durante tutta la sua vita massonica, rivivere questo momento di iniziazione, rifletterci, comprenderlo. Ne farà il suo strumento. Perché nessun altro può conoscere le sue domande intime e personali, né sapere cosa sente al riguardo, né cosa ne trattiene.

  Per aiutarlo un po’, come i maestri a scuola, scomporremo questo momento di iniziazione, in tre tappe corrispondenti ai tre viaggi, quindi ai tre gradi di Apprendista, Compagno e Maestro, distribuendo e anche completando gli strumenti che appartengono ad ogni persona. Ma è lui, presumibilmente iniziato, che dovrà scegliere se usarli o meno e, a maggior ragione, scegliere quando farlo. Solo lui può farlo, perché la sua scelta non sarà mai neutra e rimarrà in funzione di ciò che ha o non ha conservato della sua vita “precedente” o di ciò che ha scelto di abbandonare o mettere in discussione, o di conservare e valorizzare. Sarà il “suo percorso”, si baserà in qualche modo sulla sua personalità, sulla sua stessa “umanità”.

  Nessun Massone vede nello strumento la stessa cosa, nessuno dà le stesse impressioni iniziatiche. Nessuno vede la stessa cosa nel maglietto, nello scalpello, nel filo a piombo. Nessuno vede la stessa cosa perché ognuno è diverso, in movimento e perché lo strumento e l’uomo che lo impugna interagiscono costantemente. Lo strumento, come la materia, si forgia nel tempo, cambia l’uomo che lo impugna. La sua volontà, i suoi obiettivi evolvono e si muovono. E per tutta la vita il massone potrà analizzare l’uno, poi l’altro, sentirsi riflettere, pensare a ciò che gli ispirano.

  E’ paradossale e perfino insensato imporre ad un Apprendista di lavorare su questo o quell’utensile o dargli questa o quella interpretazione del simbolismo o del rituale. Quanto, inoltre, è  paradossale pretendere di formare e valutare, quindi di giudicare il cammino di un Massone al passaggio dei gradi, come se il nostro insegnamento fosse un libro finito, quando è scritto attraverso la vita e la personalità di ciascun Fratello o Sorella.

  Gli strumenti interagiscono e influenzano anche l’uomo, fino a renderlo lui stesso uno strumento e non degli ultimi. Ciò può essere dimostrato semplicemente osservando il rapporto tra mente e materia.  Il divario che separa l’uno dall’altro si fonda su un insieme di interazioni tra volontà iniziale, strumento e materiale. Lo strumento ha le proprie caratteristiche, regole o vincoli di utilizzo che vengono imposti a chi lo maneggia. Lo stesso vale per il materiale che dovrebbe trasformare.

  In altre parole, il frutto di un lavoro, qualunque esso sia, e il suo esito, poggiano in verità sulla complessa alchimia di un rapporto, consapevole o meno, più o meno illuminato tra l’obiettivo, il o il mezzo utilizzato, e il volontà e know-how, di o di chi vuole realizzarli e li utilizza…

  Quindi, per i massoni, l’“io sono” non è tanto una funzione del “da dove vengo”, né del “dove vado”, in modo verticale e lineare, perché questo riguarda ognuno, ma “quello che voglio”, “quello che faccio” e soprattutto “come e con chi”. Tanto più che, quando arriverà il momento della maestria, il giovane massone scoprirà il mito di Hiram. E lo rimanderemo infatti all’apprendistato poiché il segreto della costruzione ideale è scomparso. Dovrà ricominciare da capo ancora e ancora. Ma questa volta si affiderà più di prima a nuovi strumenti che sono i suoi Fratelli e le sue Sorelle che lo hanno accolto, la Comunione in cui si inseriscono, il tutto formando un ordine non solo iniziatico, ma una rappresentazione visiva della società degli uomini.

  Come il rito dell’iniziazione/ricezione, come tutti gli strumenti dell’Apprendista, del Compagno o del Maestro, come il pennello, il colore o la tavola da pittore, la penna, il foglio bianco e le parole del poeta o dello scrittore, le note e gli strumenti del musicista, l’organizzazione in cui operiamo, sono tutti strumenti che interagiranno, ci trasformeranno mentre noi stessi trasformiamo la nostra struttura e il nostro ambiente.

  Il destino dell’uomo ci è ignoto, ma il suo umanesimo sta forse nel padroneggiare i mezzi per cercarlo, senza necessariamente raggiungerlo. Questi mezzi sono senza dubbio i suoi strumenti. La sua essenza è il movimento.

  La domanda che si pone a tutti noi oggi è in definitiva: strumenti, per FARE cosa? 

“A cosa servirebbe il simbolismo, anche il più bello, se fosse sostenuto da un pensiero antiquato e da un umanesimo vuoto? » La risposta è in questa frase criptica ripetuta durante ogni Tornata e che appare nella Costituzione : “La Massoneria lavora per il miglioramento materiale e morale dell’uomo e dell’umanità”. 

  La vocazione dei Massoni non è in alcun modo quella di aggiungere un’accademia e nemmeno un qualunque laboratorio di ricerca. 

È nutrirsene. 

Sono questi forse i “beni comuni” essenzialmente imperfetti di cui si nutrono i massoni e, ben al di là di loro stessi, il pensiero umano nel suo insieme.

  I massoni spesso si definiscono i “figli dell’Illuminismo”. Alcuni in certi tempi non furono suoi figli, ma suoi artigiani. Considerata nel suo contesto, l’epoca dell’Illuminismo costituisce senza dubbio uno dei più grandi progressi umanisti nella storia umana, forse perché conteneva la grande  verità che l’uomo deve essere l’unica misura di se stesso e deve essere padrone del suo destino. Senza dubbio anche perché nelle società fino ad allora dominate dall’oscurantismo e dal feudalesimo, l’idea di tolleranza era in stessa più che rivoluzionaria, poiché fondava le basi della convivenza. Poi, attraverso un sapiente equilibrio di ragione e sentimento, ha aperto la strada alla conoscenza, alla scienza e al progresso. L’Illuminismo aveva immaginato, progettato e portato strumenti come la democrazia, il potere pubblico e i sistemi politici e istituzionali per esprimere e tradurre la volontà umana all’interno di un quadro ben definito, quello dello Stato-Nazione. 

Ma l’Umanesimo è anche funzione del suo tempo e dell’universo in cui è concepito.

  È così che negli ultimi tre secoli siamo riusciti a passare da un umanesimo cristiano teocentrico –– che aveva la vita eterna come mistica, il rispetto dei testi sacri come principio culturale e il diritto divino come principio politico – ad un umanesimo antropocentrico la cui mistica è l’interesse generale, il principio culturale è la convivenza e il principio politico è quello della Repubblica. 

  E “questo sviluppo non è una coincidenza. Rispondeva, quindi, all’esigenza imprescindibile di convivere in un dato territorio e di migliorare le condizioni di vita, condividendo i benefici attesi dalla scienza e dal progresso nel nuovo mondo che si avvicinava. Ma la sua scala, va riconosciuto, era soprattutto quella del mondo occidentale e dei territori nazionali che lo componevano, fino ad allora frutti e oggetti di guerre incessanti al termine delle quali prevaleva solo la ragione dei più forti.

  La globalizzazione economica unita alle nuove tecnologie dell’informazione, dei trasporti, della comunicazione e delle immagini, rendono il mondo visibile a tutti, nei suoi angoli più remoti e a poche ore di aereo, quando un tempo era limitato ai nostri angusti confini e ai pochi paesi confinanti. Vediamo e sperimentiamo dal vivo e istantaneamente uno tsunami, i massacri di un’intera popolazione o qualsiasi evento in qualsiasi luogo del pianeta Terra.

  Le conseguenze di questa nuova situazione sono innumerevoli e ancora poco esplorate, ma ci allontanano dalla nostra comoda certezza di essere il centro del mondo, e dovrebbero portarci sempre più a ridimensionarlo. Rendono le immagini di situazioni che pensavamo appartenessero a un’altra epoca e a giorni passati più insopportabili di prima. Al contrario, rivelano altre culture e altri modi di pensare rispetto al nostro, riproponendo con nuova acutezza il rapporto “diversità/universalità”. E anche se provocano in risposta ritiri identitari, danno all’umanità una scala diversa da quella che abbiamo percepito fino ad ora. Non c’è dubbio che amplificheranno i movimenti migratori, la mescolanza di popolazioni e gli incroci, che richiederanno maggiore vicinanza e sovranazionalità e che porteranno prima o poi a una o più forme di governo a livello mondiale.

   Coloro che affermano di pensare all’uomo e alle sue condizioni di vita ed esistenza, quindi, molto logicamente, ci chiedono di ripensare le condizioni di convivenza e di cercare nuove strade oltre le nostre vecchie ricette tradizionali.

  L’uomo oggi è vittima del suo successo. Gli strumenti che ha stesso generato lui stesso, il progresso scientifico e tecnologico, sfuggono sempre più al suo controllo. Nuovi poteri totalmente “dis-umanizzati”, come la finanziarizzazione e la robotizzazione, sembrano ora essere sovrapposti alla capacità di scegliere o decidere il proprio futuro. E lo fanno su scala planetaria, senza controlli né veri e propri contropoteri. 

Le modalità tradizionalmente piramidali del processo decisionale, della governance e del potere, all’interno del solo quadro nazionale e basate sull’analisi e sulla ragione, hanno difficoltà a resistere alla società interconnessa e globalizzata che sta emergendo. 

Per il momento genera solo immediatezza, istinto, emozione, ma con una velocità e una scala mai raggiunte prima. In questo contesto, si avverte la grande tentazione  di fare appello al passato e contrapporre questo al futuro, di ribellarsi a questo mondo nuovo, di opporsi solo a parole e valori che oggi hanno perso il loro significato e la loro portata. Questo ci sembra inutile. Perché il mondo è cambiato così tanto e così velocemente.   

  Che senso ha combattere un sistema politico che non esiste (la tecnofinanza non è una politica e la casta che la gestisce non ha un progetto politico) per difendere una società e gli esseri umani… che non esisterebbero più ? Anziché riprendere, invano, concetti del passato, divenuti del tutto inutilizzabili e quindi inefficaci, è meglio utilizzare la nostra risorsa più grande, quella che ci fa essere esseri pensanti e quindi uomini –cioè il pensiero critico – per stilare un inventario oggettivo. A partire dall’Umanesimo che ci guida, ma anche dal progresso, dalla democrazia,…

   È “decostruendo” alcune idee preconcette che potremo ricostruire valori comuni. La Massoneria porta in sé una filosofia e dei principi che possono aiutare in questo. 

Alcuni pensano addirittura che sia la sua vocazione. 

Altri che potrebbe essere la sua evoluzione.

J.F.D.