Se lo studio obbiettivo e scientifico dei simboli massonici può interessare uno specialista delle scienze umane, spinto dalla curiosità di trovarci analogie o filiazioni, appare molto chiaramente che è inutile farne oggetto di meditazione con la speranza di trarne un sapere o una saggezza.

Per questa semplicissima ragione non li contengono, nessun simbolo può contenerli.
Un simbolo è solo un segno convenzionale. La Chiesa cattolica si caratterizza dalla croce, l’Islam dalla mezzaluna, l’Ebraismo dalla stella di Davide; come anche la monarchia francese dal giglio. Nulla impedirebbe di scegliere altri emblemi. E nulla avrebbe potuto impedire ai fondatori della Massoneria di adottare il numero 4 invece del numero 3 e il cerchio al posto del triangolo.
Sarebbe stato sufficiente scegliere nell’inverosimile arsenale dei simboli che le civiltà posteriori hanno accumulato nel tempo. Cosa che hanno fatto. Così si è montato un insieme sincretico dove le vecchie speculazioni numerologiche dei pitagorici coesistono con quanto è sopravvissuto del totemismo e della magia, dove le astrazioni fumose delle sette segrete si intrecciano con le divagazioni degli astrologi.
Da parecchio tempo, la scienza moderna ha spazzato via tutto questo. Infatti, i creatori del simbolismo massonico difficilmente hanno portato novità. É stato preso tutto dal passato e adattato malamente alle nostre idee fondamentali, anche se molto spesso si scoprono ridicoli travestimenti. É’ possibile che qualche elemento sia stato ereditato dalle corporazioni e dalle confraternite che hanno costruito le cattedrali. Il resto è stato ricavato nei differenti ambiti dove si è applicata la curiosità umana, eternamente avida di conoscenza occulta e di potere soprannaturale.

Molti nostri apprendisti, sorpresi o impressionati da tale ricchezza di simboli, si immaginano confusamente che esistano segreti massonici di grande importanza, cui saranno iniziati solo alla fine di una lunga attesa paziente, dopo aver percorso il difficile cammino che conduce agli alti gradi. In tutta onestà, sarebbe meglio mostrare loro che non è così. In qualunque ambito, la verità è meglio dell’illusione.
Del resto, a chi servirebbe questa illusione, se non a incoraggiare l’innocente mania di certi Massoni che si accaniscono a decifrare vecchi grimori con uno zelo da cabalista e che presentano talvolta in loggia il frutto delle loro nottate, godendo sempre dell’accoglienza cortese di un uditorio che si annoia, guardandosi bene dal dirlo. Come anche tutti noi abbiamo sfogliato nelle nostre biblioteche un fondo polveroso di pubblicazioni, di cui sappiamo bene che è piuttosto improbabile che portino ai nostri apprendisti il minimo arricchimento intellettuale.
Ciò che, per importanza, oggi ispira certe pubblicazioni e certi lavori è la stravecchia e obsoleta speculazione gnostica, che continua a contrassegnare la nostra stella fiammeggiante della lettera G. Dai misteri greci, la cabala ebraica e l’esoterismo cristiano dei primi secoli fino ai templari e ai rosacroce, di innumerevoli sette hanno cercato la gnosi, la conoscenza salvatrice, il sapere che va oltre l’indagine scientifica e la ricerca metafisica, l’iniziazione superiore che porta all’uomo sconfitto e angosciato l’illuminazione e la serenità. Una delle preoccupazioni comuni a tutti gli gnostici è stata quella di riunire i segni, i termini, gli oggetti sacri, le pratiche segrete, le formule ermetiche, che potevano simbolizzare le loro credenze.
Ma si tratta di riproposizioni che mal si adattano nel clima spirituale del nostro tempo. I Massoni, forse ignoti, che hanno scelto i nostri simboli e redatto i nostri manuali nella seconda metà del Settecento potevano ancora ammettere di invitare i loro fratelli a una valida ricerca, mettendo stranamente insieme la ricerca gnostica con i grandi temi dell’umanesimo massonico. Stessa cosa accadde nella Massoneria degli alti gradi dove si riunirono tutti i miti di ogni tendenza stranamente eterogenea. Ma l’illusione gnostica, ancora pensabile in un’epoca in cui la chimica riusciva appena a svincolarsi dall’alchimia, non lo è più oggigiorno. La gnosi è stata fatta a pezzi dalla scienza.
Certamente esistono ancora in Francia migliaia di persone molto ignoranti e credulone che vanno a consultare veggenti e astrologhi, ma questo non può essere una giustificazione per un’istituzione come la nostra, che si pregia a giusto titolo di riunire uomini colti. La gnosi ha raggiunto la stregoneria e la magia nel cimitero delle idee morte.

Cosa fare, quindi? Bisogna proporre alle Logge di far piazza pulita delle loro decorazioni simboliche, depurare il nostro linguaggio di vocaboli talvolta bizzarri che lo ingombrano? No. Se i fondatori della Massoneria hanno dato questa immagine e questo stile alla vita massonica, se i loro successori hanno pensato bene di conservare l’essenziale, non è solo perché volevano realizzare, attraverso lo spazio e la durata, la comunione che crea il possesso degli emblemi e dei segni di riconoscimento, è anche soprattutto perché ne avevano compreso il profondo significato psicologico.
Infatti, il simbolismo, i riti, i comportamenti, i gesti, il linguaggio, gli oggetti che decorano il tempio, gli emblemi con cui i Massoni si decorano, tutto ciò corrisponde a una determinata struttura psicologica dell’essere umano che, nel XX secolo, resta dotato delle stesse tendenze e degli stessi bisogni dell’uomo della preistoria.