Un tema che è stato esaminato e dibattuto da una duplice prospettiva, quella di un giovane che vede o entra nell’ambiente massonico, e quella dell’adulto che vede il giovane in procinto di entrare o appena entrato a condividere questa esperienza. Linguaggi diversi, sensibilità differenti, ma identiche tensioni morali che traspaiono da queste riflessioni che ci hanno lasciato.
Parte I : La prospettiva del giovane verso l’adulto
Introduzione
Possedere uno sguardo d’insieme credibile sul rapporto tra le ultime generazioni e la massoneria non è cosa che si può esaurire in qualche pagina, non basterebbe neanche un libro intero. E’ però interessante per me provare a delimitare un campo di ricerca dove poter intercettare confronti tra giovani e giovani massoni, provando ad evidenziare le impressioni più evidenti che si possono riscontrare, che non hanno la pretesa di porsi come uno studio etnografico corretto, ma puntano ad essere strumenti per una riflessione critica.
Le domande su cui si tenterà una risposta riguardano quali sono le opinioni e le curiosità dei giovani utenti del web nei confronti della massoneria, quali sono invece le reazioni dei giovani massoni che interagiscono con simili domande?
Curiosità massoniche popolari
Questo ottobre si è tenuta la prima diretta italiana a tema massoneria sulla piattaforma Twitch. Si tratta di un’intervista al prof. Luigi Pruneti, gran maestro dell’Ordine Massonico Tradizionale Italiano, da parte dello streamer Ivan Grieco, che si occupa di politica e attualità rivolte ad un’audience che va dai 20 ai 35 anni. La diretta, durata un’ora, ha visto porre al gran maestro suddetto più di un centinaio di domande nella chat, e solo alcune di queste (ovviamente le più ragionevoli) sono state effettivamente presentate all’intervistato. Tra queste vi sono le domande più classiche e popolari che tutti noi, prima di divenire massoni, ci siamo potuti chiedere:

Cosa bisogna fare per entrare nella massoneria? Quanto costa entrare? Le donne possono farne parte? Bisogna credere in dio? ci entro per fare che? cosa ottengo? Che senso ha essere massoni oggi?
Io sono una ragazza con un pene, sono il demonio?
Queste sono le prime domande a comparire, e le prime a sparire, nel senso che sono domande a cui il gran maestro Pruneti ha provato a rispondere. Ci sono poi altre domande, non tutte raccolte da Grieco, che sono state non meno importanti, e che hanno evidenziato nella chat un interesse approfondito verso la massoneria, sul piano filosofico, pratico e strutturale:
Qual’ è il maggior nemico oggi della Massoneria? Fino a che grado si arriva? quanto è rimasto della fenomenologia templare nel rito moderno? questi gruppi legalmente sono registrate come associazioni quindi? da quale reddito bisogna partire? ma i membri sono stipendiati? perché i simboli massoni sono legati ai muratori? Di cosa si parla durante gli incontri?
Va specificato che a parte queste domande ve ne sono molte altre, insieme a emoticons e commenti, che ironizzano sul tema massoneria con sarcasmo. Queste interazioni ci dicono che il tema massoneria si presta all’umorismo e che, in particolare, alcuni suoi aspetti sono ricollegati al proprio immaginario da parte dell’utenza. Vediamo alcuni esempi:
Sono seguaci d Geova? Posso entrare se credo nel dio denaro? Quindi niente Chat GPT per incidere le tavole? Putin è un massone? Chi è il referente a Catanzaro della Massoneria?
Nello specifico, non potevano certamente mancare domande che sondavano il terreno del confronto sulle teorie e sui luoghi comuni attribuiti alla massoneria:
Che rapporto ha la P2 con i servizi? ma quindi niente Eyes wide shut? Gran Maestro se le metto in ordine la scrivania mi organizza un incontro con Gates?
Contestualizzando queste domande nel clima liberale e colto delle live di Grieco, non sorprende che ancora una volta il tema della massoneria sia accolto con molta ignoranza mista a curiosità e goliardia. Sicuramente la presenza di Pruneti e l’audience della diretta hanno ridotto la comparsa di messaggi più legati alle teorie cospiratorie e alla narrativa rispetto al solito. Guardando infatti Reddit, si vedono evidenziati dagli utenti contenuti molto carichi di speculazione e bufale. Si può ora notare che in realtà tra i giovani ci sono persone che sono mosse da una volontà di comprensione ben più forte di quel che ci si poteva aspettare.
In generale, gli argomenti di maggiore interesse sembrano essere le modalità di entrata nella massoneria, il ruolo della donna nella massoneria e, implicitamente, qual è la verità riguardo l’attività massonica, cosa si fa in massoneria.
Testimonianza su Reddit
Si possono trovare molti esperti della massoneria che rispondono con sobrietà alle domande sulle teorie cospiratorie e sulle ritualità massoniche, ma sembra che finiscano sempre per smontarle con decisione. C’è un caso dove queste teorie risultano in un qual modo sostenute (o comunque indirettamente avallate) da un sedicente massone. Reddit è un’ottima piattaforma per fare una ricerca sul tema massoneria in relazione alle ultime generazioni. Permette di creare post in anonimato e creare momenti di confronto nel merito di un argomento. Qui ho trovato un post in particolare che mi ha colpito, tra i più votati, cercando il lemma “massoneria”. Il post esordisce così: Sono un massone, chiedetemi qualsiasi cosa.
L’autore del post, dal nome Massone Fuggitivo, racconta di essersi allontanato dalla sua loggia per via di un abuso di potere che ha instaurato diverse dinamiche preoccupanti nella sua vita privata.
Non è chiaro quale sia il contesto massonico di appartenenza di questo utente (probabilmente statunitense), e nemmeno se questa storia possa essere credibile fino in fondo, non mancheranno infatti alcuni utenti che, in quanto massoni , lo accuseranno di mentire.
Costui, dunque, afferma di aver fatto parte di una piccola loggia e descrive così il suo vertice: “La corruzione nella mia loggia avviene su più livelli, al momento il suo maestro venerabile è un alcolista senza alcun rispetto per la vita”. Il motivo per cui l’autore sarebbe uscito dalla sua loggia consiste nell’aver scoperto che una sua amica, figlia di un membro importante, subiva violenze fisiche riguardo le quali si è confidata con lui. In seguito a tale evento il giovane avrebbe affrontato il suo fratello di loggia più anziano, il quale avrebbe risposto minacciandolo, mediante l’abuso della rete di contatti massonici che lo ha portato a diverse segnalazioni alla polizia e multe arbitrarie..
“Sembra la trama di un film”, dice un commentatore; non mancano però altri, coinvolti nel racconto, ad offrire all’autore del post i loro consigli e la loro solidarietà. Allo stesso tempo, sono state evidenziate anche alcune discrepanze tra il livello di serietà del post e la reticenza a fornire informazioni precise.
Un’informazione che ha suscitato molta attenzione è la risposta alla domanda: “cosa gli altri massoni non vorrebbero che rivelassi?”. La risposta è “che i sacrifici animali non sono caduti in disuso come si può pensare”. Questo commento criptico sarà poi circoscritto dall’autore ad un caso isolato durante il quale il maestro venerabile, da lui descritto come instabile, avrebbe sacrificato un cucciolo di cane durante un rituale satanico.
Un altro utente risponde: “Cazzate, se fosse vero sarebbe stato sollevato alla gran loggia e accusato per poi essere calciato via dalla fratellanza. Non c’è nulla nella massoneria che potrebbe lontanamente avvicinare a questo tipo di malinteso, quel che dici è una bugia.”
All’autore viene poi chiesto: “Cosa pensi delle tante cospirazioni sulla massoneria, in particolare quelle che riguardano le simbologie presenti sul denaro americano?” La risposta fornita è articolata, partendo con descrizione delle simbologie massoniche come affascinanti e non fuori luogo, dal momento che la massoneria ha fatto grandi cose per la politica statunitense. In più, premettendo che molte voci che circolano sul web sono palesemente inventate, all’autore non riesce difficile credere che la rete massonica possa prestarsi come strumento di corruzione e di associazionismo deviato.
In risposta un redditor dice: “Sembri implicare che ci sia qualcosa di strano o di nuovo nell’usare legami con altri per interessi personali”.
Allora Massone Fuggitivo specifica un dettaglio interessante: “Penso sia questo il problema con la massoneria, la sua estensione. Penso che avere legami in città sia una cosa, ma averli in ogni città del paese sia un’altra. Non penso che debbano per forza essere sinistri per essere problematici.”
A questo punto si apre una discussione intensa che vede altri utenti ricordare all’autore l’applicabilità di questo pensiero. Allo stesso tempo molti utenti si dimostrano neutri e interessati alla storia di Massone Fuggitivo, comprensibilmente persuasi dal fatto che costui si dimostra consapevole della cultura massonica e non sembra rinnegarla.
L’autore spende tempo nei commenti a consigliare come entrare in loggia e perché farlo, spiegando modalità e filosofia dietro al funzionamento della massoneria e soprattutto descrivendo la massoneria nella sua poliedricità, come qualcosa che contiene aspetti positivi e negativi.
Tra i commenti c’è un utente che ammette: “Tu sei il primo massone che mi fa sapere cosa avviene durante i riti, tutto quel che sento è il rito di iniziazione e le teorie cospiratorie”.
Questa discussione è interessante per due ragioni: la prima è che racconta una situazione dove la massoneria istituzionalizzata e l’immaginario massonico polare trovano punti di incontro, la seconda è che, mantenendo questa constatazione, l’autore del post sostiene comunque la validità dell’esperienza massonica e dei suoi principi fondativi: La propria brutta esperienza è stata un’eccezione rispetto al contesto globale della massoneria, che ritiene una realtà implicitamente problematica proprio perché efficace nella sua costruzione di legami “metasociali”.
L’obiezione che viene fatta a questo punto dagli utenti è che in realtà questa caratteristica è di facile applicabilità.
Giovani massoni e l’immaginario contemporaneo
Ho preso in esame, infine, due articoli scritti sul sito chiamato The Millennial Freemason, un blog redatto dal 2007 al 2021 ad opera di un giovane massone appartenente ad una loggia nel Minnesota, Nick Johnson.
Il blog è interessante sotto diversi aspetti, essendo contenitore non mediato di un punto di vista interno sulla massoneria regolare americana.
Johnson è un massone provetto, riceve infatti riconoscimenti e opportunità rilevanti in loggia. A me risulta utile per osservare quali sono le sue idee e le opinioni che esprime o che condivide nel merito della controversia inerente alla possibilità di accogliere minoranze e identità non convenzionali in loggia.
Nel 2015 Johnson ha pubblicato due post sul tema inclusione, uno suo e uno invece scritto, a suo dire, da un fratello anonimo. Il contenuto dei post affronta il problema sollevato dalla proposta di aprire le porte di una loggia a individui LGBT.
In risposta a questo problema il fratello anonimo sostiene che non ci sia nessun problema nell’ammissione di uomini gay (problema che si porrebbe se la massoneria fosse un’istituzione cattolica, cosa che non è). Allo stesso tempo però rivendica il veto dell’accoglienza a donne lesbiche (in quanto donne) e a donne trans (in quanto non più uomini):
“In quanto riconosciuti non accettiamo le donne. Siccome le lesbiche sono in primis donne non potremmo accettarle nella massoneria americana. La stessa cosa vale per gli individui trans. Se un uomo vuole diventare una donna non è un uomo. In più, cambiare il proprio genere significa alterare i piani dell’architetto dell’universo”.
Su The Millennial Freemason vi è anche un articolo da Johnson stesso che si chiama “esiste una morale massonica?”. In questo articolo l’autore, sempre interrogandosi sull’inclusione degli omosessuali in massoneria, riflette sul criterio col quale rispondere a domande come quella sull’inclusione nel contesto massonico. La risposta che Johnson si è dato è sintetizzabile con il concetto del “principio di offesa”, ovvero il discrimine con cui in democrazia si identifica una criticità che eccede la libertà individuale dal momento che potrebbe costituire un danno a un altro individuo. Johnson elabora con una citazione da un testo, La Morale e la Massoneria (Kumar):
“Fai il bene se puoi; se ti è penoso non farlo; ma soprattutto non far male a nessuno.”
In una discussione dal titolo “Perché le donne non possono essere massoni? “ ho incontrato principalmente una risposta: la massoneria è basata sulla fratellanza, e l’esclusione delle donne è parte della tradizione.
In alternativa, ci sono altri interventi che sostengono che il problema non abbia a che fare con la tradizione:
“Ci sono troppo pochi spazi per gli uomini nel mondo moderno e la massoneria ne offre uno”.
“L’idea corrente è che la massoneria sia un’organizzazione di uomini, e questo ci dà la possibilità di essere introno a individui affini che vogliano migliorare se’ stessi. Se le donne ne fossero pare non ci comporteremmo nello stesso modo.”
Da questi stralci emergono istanze diverse che collaborano alla promozione di una massoneria al di sopra delle differenze di orientamento sessuale ma ferma nell’esclusività maschile. Le ragioni avallate non sono per nulla simili, ma sembrano evidenziare uno stesso bisogno di riservatezza per i massoni in quanto maschi. Queste risposte sono interessanti perché evidenziano ragioni per cui il canone della regolarità massonica non sarebbe obsoleto tra membri delle ultime generazioni, che si confermano non uniformemente prone all’inclusività.
Considerazioni
Gli utenti di internet sono interessati alla massoneria, su questo non c’è dubbio. Ci sono troppi scambi di informazioni e troppe discussioni attive per negarlo. Sembra che questo interesse non sia chiaramente spoglio della vena polemica e mistificante che contraddistingue le discussioni di internet.
L’anonimato, la citazione libera, le fonti ambigue, tutti questi elementi concorrono nell’alimentare l’immagine fantasmatica della massoneria, che suggerisce però un interesse per questa esperienza legato al fascino del mistero.
La nuova domanda con cui ci troviamo è, invece, rivolta a quali siano le effettive possibilità di una massoneria libera da questo investimento narrativo. L’impressione è che la dimensione controversa, fantasmatica, narrativa della massoneria sia in realtà conciliabile con il suo interesse storico, come è emerso osservando la discussione di Massone Fuggitivo.
In più, ho notato che la tradizione massonica non è valorizzata solo per ragioni storiche e simboliche, ma anche perché può rappresentare una risorsa sociale, a detta di giovani massoni che hanno trovato positiva la permanenza in uno spazio maschile, al di là di quello che viene fatto in questo spazio.
Questo fenomeno può suggerire una forma di nostalgia verso un passato più compartimentato in ambito di genere, o semplicemente la mancanza di momenti di condivisione e di supporto tra uomini nella contemporaneità occidentale. Tale concezione valorizza la massoneria come un’istituzione dedicata al supporto maschile.
Per quanto mi riguarda, massone ricevuto all’età di 24 anni, ricordo che la prima volta che chiesi a mio padre cos’era la massoneria frequentavo la scuola elementare. Mio padre mi rispose molto schiettamente che era una mafia. Risulta chiaro perché per me entrare in una loggia abbia necessitato un percorso di emancipazione, rispetto ai bias dell’ambiente in cui vivo, che ancora oggi non è terminato. Sono molti gli amici ed i coetanei che hanno accolto la notizia con sospetto ed apprensione, anche dopo che ho raccontato la mia esperienza massonica come qualcosa di positivo.
Nonostante questo, ho iniziato a conoscere anche persone consapevoli, ad esempio ragazze che hanno avuto il padre in massoneria e che provano ancora fascino verso questo tipo di associazionismo.
Ritengo oggi, a fronte della mia esperienza e delle mie ricerche, che la massoneria possa superare attualmente il paradigma della regolarità, di una unica ed esclusiva “vera massoneria”. Trovo che sia proprio la libertà di poter organizzare le logge, secondo i propri principi ed obiettivi, il carattere virtuoso che distingue la massoneria dai culti religiosi. La sua assenza di dottrina e la centralità che conferisce agli individui la rendono un modello di organizzazione che incarna i valori universalizzanti del liberalismo.
Promuovere un paradigma che riconosce una pluralità di massonerie può essere una buona idea se si vuole limitare i danni di immagine che gli scandali di corruzione causano tuttora alle istituzioni massoniche.
Trovo che sia corretto ricostruire puntualmente la storia della massoneria, e reputo troppo interessante la possibilità di utilizzarla come dispositivo per creare nuovi nuclei culturali, nuove applicazioni rituali e gruppi sociali.
Alla luce di quello che ho letto, mi sembra che ci sia molto spazio di espansione della massoneria tra le nuove generazioni. Condivido convintamente molte ragioni per cui sia importante essere selettivi per quanto riguarda la nostra accoglienza. In un certo senso, però, ritengo che sia giusto considerare come un valore la diversità di opinione, di fede, di genere e di orientamento, se davvero si vuole celebrare il confronto e l’arricchimento personale. Credo che questo tipo di arricchimento richieda un confronto con dei modelli di diversità.
Oggi, ad ogni modo, sono soddisfatto di far sapere ai miei conoscenti stretti che sono un massone, avendo trovato in questo la possibilità di valorizzare delle parti di me che, nella quotidianità del passato, sono andate costantemente disperse.
Effebi
Sitografia di riferimento
http://www.millennialfreemason.com/2015/
https://www.youtube.com/watch?v=YOEvldG1tFs
https://www.reddit.com/r/IAmA/comments/11u3kt/i_am_a_former_freemason_3rd_de
gree_master_mason/
https://www.reddit.com/r/freemasonry/comments/173jsd5/why_cant_a_woman_be_a_
freemason/
http://www.millennialfreemason.com/2015/
Parte II: Il cambio di prospettiva. Dall’ adulto al giovane
E’ necessario innanzitutto inquadrare nel tempo l’attenzione dei massoni adulti e delle loro strutture nei confronti dei giovani, tentando di spiegarne le motivazioni.
La nostra riflessione vuole indirizzarsi verso i giovani all’interno del contesto massonico.
La classica idea della pedagogia massonica rivolta ai giovani è stata quella del vivaio, come se fosse una squadra di calcio, dove la differenza tra adulti e giovani fosse solo quella dell’età anagrafica. Di conseguenza, l’adulto proiettava e proietta sui giovani la propria impostazione, la propria gestione dei valori e dei principi, la propria esperienza iniziatica, a prescindere dalla maturità, dalla sensibilità, dalla cultura e soprattutto dall’attitudine del giovane.
Esempio clamoroso di quanto sto dicendo si riscontra nell’Ordine De Molay americano, importato in Italia dal Grande Oriente di Palazzo Giustiniani, che altro non è che un processo pedagogico che impone come unico modello massonico quello americano. Una massoneria che è innanzitutto patriottica, quindi aperta alla società, tramite riti e manifestazioni, con strutture organicamente separate tra i sessi: per i giovani maschi, l’Ordine de Molay, per le giovani femmine, le Figlie di Giobbe e le Ragazze Arcobaleno. Quindi, punizioni e premi, competizione e strategie per primeggiare e per guadagnare denaro da investire: un’etica del fare, che forma al moralismo, al patriottismo e al liberismo, ma non alla conoscenza della propria umanità, alle proprie uniche aspirazioni, e alle profonde relazioni con l’altro. E’ un modello che si propone ai giovani, che se non ci si rientra si viene scartati. Però l’esperienza nell’Ordine de Molay, che nella ritualità scimmiotta quella massonica, è il passaporto per entrare in Loggia senza problemi, quasi un automatismo. Ecco, questo tipo di modello è stato importato anche in Italia, io l’ho conosciuto e ne ho preso quasi subito le distanze perché se va a pennello per la sensibilità americana, è improponibile per chi, come noi, è portatore di sensibilità mediterranea.
Nella massoneria inglese, imitata da quella continentale, agli inizi del secolo scorso si evidenziò la condivisione ed il sostegno verso il movimento scout fondato dall’inglese Robert Baden-Powell, che da massone senza grembiule qual era elaborò un metodo educativo con idealità e metodologia mutuate dall’esperienza massonica, in cui rispettava l’età dei giovani fornendo loro valori come la solidarietà, la lealtà, la pace, l’autonomia, l’amore per la natura, il rispetto di sé e dell’altro.
Il risultato è stato che il movimento scout è diffuso nel mondo contando 18 milioni di aderenti, l’americano Ordine de Molay, pur essendo coevo d’origine, è limitato ad appena un milione di aderenti in tutto il mondo.
Il cammino della massoneria italiana, invece, per alcuni periodi ha mostrato originalità ma nessun esito, per altri ha seguito la sensibilità scoutistica. Nel 1949 Ugo Lenzi, gran maestro del Grande Oriente emanò una balaustra dove raccomandava alle logge di fornire ospitalità nelle case massoniche ai giovani che componevano il Corpo nazionale giovani esploratrici ed esploratori italiani (Cngei), di orientamento laico, diverso dall’Associazione guide e scout cattolici italiani, AGESCI. Se le sue parole non fossero restate lettera morta nelle logge, oggi questa struttura giovanile sarebbe stata quantomeno alla pari con l’altra struttura, l’Agesci, che invece trovò albergo nelle parrocchie di tutto il mondo, secondo la raccomandazione del lungimirante mons. Giovambattista Montini, che da pontefice mantenne sempre un occhio di riguardo verso la realtà scoutistica.
Poi, nella massonerie piombò il nulla, se non periodici e sterili richiami ed enunciazioni verso i giovani, considerati il «futuro della società». Qual era il problema che impedì una formazione di spiritualità laica ai giovani ? Ritengo che fu la dimensione settaria, all’epoca molto accentuata, che strutturando l’obbedienza massonica come una società chiusa, riservata agli adulti, non poteva che escludere dalla sua prassi i giovani e le donne.
Abbiamo mai provato a chiederci perché un giovane oggi sceglierebbe di fare un’esperienza di loggia ? A questa domanda ha dato una risposta soggettiva il Fr.Effebi, analizzando la situazione dalla sua personale prospettiva. Io tenterò di dare una risposta analizzandola dalla mia prospettiva di anziano.
Di ragioni per questa scelta ne ho individuate sostanzialmente tre: una motivazione economica, una motivazione identitaria, una motivazione di genere. Secondo una facile opinione sbandierata a mo’ di slogan, i giovani “vedono nella nostra Istituzione, un luogo sicuro dove, senza pregiudizi, senza dogmi e con una forte spinta motivazionale, possono trovare le risposte ai grandi temi dell’esistenza umana. Attraverso la tolleranza, unita ai principi del trinomio Libertà-Uguaglianza-Fratellanza essi potranno sviluppare quei talenti interiori che li porteranno, iniziaticamente parlando, ad una crescita personale”.
Sostenere questo significa sostenere il nulla sia perché è falso che in loggia non ci siano dogmi e pregiudizi, è vero che lottiamo per abbatterli; è falso che la loggia sia un’oasi di tolleranza in un deserto di valori, è vero che ci sforziamo di conseguire la tolleranza; come è altrettanto vero che i massoni si fanno molte domande e tentano poche e provvisorie risposte sia perché non è in loggia che si trovano le risposte ai grandi temi dell’esistenza umana ma fuori di essa con un diuturno lavoro personale, sia perché i principi del trinomio (Libertà-Uguaglianza-Fratellanza) non sono presupposti da cui partire ma mete da raggiungere: e una volta entrati, i giovani se ne renderanno conto strappando la maschera variopinta di solennità rituale che nasconde una più modesta realtà.
I giovani vivono una naturale volontà di potenza, è la natura che l’impone, sono tesi alla conquista del loro posto al sole, soprattutto quando hanno la responsabilità di un carico familiare da sostenere. Primum vivere, deinde philosophari dicevano i latini, e questa semplice verità trova conferma ancora oggi. Li ho ancora davanti agli occhi i neofiti avvocati, che durante la tegolatura assicuravano con insistenza la loro partecipazione alle tornate, una volta entrati porre la fatidica domanda “Chi abbiamo là?” Intendendosi per “là” un consiglio di amministrazione, un ministero o un ente pubblico che potesse sovvenire alle loro necessità professionali. Ovviamente, l’epilogo era sempre lo stesso: dopo la smentita della realtà alle proprie fantasie, spuntavano improrogabili impegni di lavoro e di famiglia, una decisa presa di distanza da quell’ambiente così tanto agognato prima. Ecco, la realtà massonica delle grandi obbedienze è fatta soprattutto di questo. Pertanto, poi non possiamo meravigliarci della loro crisi attuale. Questo significa che le comunioni minori siano esenti da tali dinamiche ? No che non lo sono, ma le subiscono in misura enormemente minore, direi in misura fisiologica. Però sono realtà che si prestano facilmente alla verifica. Penso, per quanto ci riguarda, che solo uno sprovveduto oggi entrerebbe nel nostro Ordine con l’intento di fare affari o cercare raccomandazioni. Le transumanze del nostro passato lo confermano pienamente, ed oggi infatti siamo più liberi, e un po’ più autentici, anche se l’opera di setacciamento non è finita. Bisogna picconare ancora più duramente l’idea di potere, che in alcune realtà locali sembra che faccia fatica a estinguersi.
Fatta questa opportuna premessa, per spiegare che la tensione verso il mondo giovanile non nasce oggi, passiamo all’attualità chiedendoci: Qual è la dinamica relazionale tra adulti e giovani all’interno della loggia? Ovvero, dalla mia prospettiva di anziano, quale tipo di relazione posso instaurare io con un o una giovane nella mia loggia? Innanzitutto bisogna considerare che ogni novità in un percorso di routine è una provocazione, una spinta a riflettere e a integrarsi con la novità. In loggia lavoriamo su ciò che ci unisce, anche se non siamo ancora capaci di bandire del tutto ciò che ci divide. E allora la domanda che mi devo porre é: cosa mi unisce ad un giovane di 23 anni, come Effebi, io che sono prossimo ai 68 ? Mi accomuna a lui la tensione per la ricerca, nel rispetto delle nostre naturali differenze; mi accomunano a lui i punti di riferimento che connotano la nostra comune appartenenza, cioè i valori di libertà-uguaglianza-fratellanza, e i loro derivati come laicità, legalità, tolleranza, ecc. Poi, ciascuno di noi quei valori li vive e li elabora con le risorse e gli strumenti che gli sono propri, che offre in condivisione sia dentro la loggia che fuori, nel mondo esterno.
Così che anche in ipotesi di comune militanza in una prassi associativa che si occupa, per esempio, di diritti, sia io che lui potremo portare sia i comuni valori che le differenti modalità con cui li viviamo. Questo significa essere uniti nella diversità, significa dare concretezza ai valori di libertà e uguaglianza tra me e lui, tra noi e gli altri.
Il terzo valore, quello della fratellanza si concretizza tramite la trasmissione della cultura tradizionale, che è il mio fondamentale e ineludibile dovere di Maestro anziano nei suoi confronti, di cui avverto il peso della responsabilità. Perché, se il Maestro non trasmette la tradizione, che maestro è ? Ma quando parliamo di tradizione, cosa intendo io per tale? Su questo ci diversifichiamo: Dal mio punto di vista, non intendiamo una risposta univoca ma l’esperienza che a ciascuno è propria, la cultura in cui ci siamo formati. Pertanto, se la mia tradizione è di rito francese, seguirò i dettami di quella tradizione, se invece sarà di rito scozzese seguirò i dettami di quella tradizione, così se è egizia, inglese, ecc.
Perché deve essere ben chiaro che la tradizione non è affatto unica, né tantomeno l’origine è certa, ma certo è il percorso, o le modalità, con cui si è articolata nel tempo, e di cui dobbiamo tenerne conto. Quindi, io, da Maestro, quale tradizione ho il dovere di trasmettere a un giovane massone della mia loggia ? Attualmente, la nostra esperienza si vive nell’Ordine, quindi sono tenuto a trasmettere i valori dell’Ordine coniugati alla particolare ritualità francese con cui non soffre incompatibilità perché i valori dell’Ordine non possono che essere morali, fondati sul trinomio libertà-uguaglianza-fratellanza, base della tradizione francese della Massoneria moderna del 1717, consacrata anche nelle nostre Costituzioni.
A questo punto sorge la domanda: come si trasmettono questi valori da persona a persona ? La mia risposta è: come si è sempre fatto, attraverso la parola e l’esempio, curando bene che tra le due modalità sussista sempre coerenza e non contraddizione.
L’aspetto fondamentale del rapporto è la tolleranza dell’anziano verso il giovane, che viene prima della tolleranza del giovane verso l’anziano. Ritengo che sia la meta più ambita e difficile da raggiungere, se non attraverso un lungo e talvolta doloroso lavoro su se stesso poiché il primo destinatario della tolleranza, intesa come accettazione di una realtà personale per quella che è, debba essere proprio se stesso prima dell’Altro, altrimenti si vedono nell’Altro, come in uno specchio, i limiti che si possiedono.
In un’età connotata dal vigore delle passioni e delle emozioni, dove è già difficile l’accettazione dell’invito alla speculazione intellettuale, un giovane fa molta fatica ad inquadrarsi in una dimensione spirituale, avendo d’altro canto a che fare con una dilagante controcultura nichilista. Voi pensate che un giovane di una ventina d’anni possa assimilare la leggenda del Terzo Grado così come un adulto di 50 o un anziano di 70? Per me, questo significa fare i conti con la realtà.
E allora, che cosa si può trasmettere oggi ad un giovane massone che entra in loggia? Personalmente credo che si possa trasmettere null’altro che il senso della storia massonica, cioè il suo ruolo nella realtà; e il senso della morale, il suo ruolo nella realtà sociale. Una formazione improntata alla libertà assoluta di coscienza nella conoscenza di sé e del mondo, che sappia affrontare la paura di vivere, che ci fa nascondere nelle false sicurezze degli adoratori di totem, ritenendo che le risposte alle nostre domande vengano sempre dall’esterno, da qualcuno o qualcosa molto più potente di noi. Una formazione quindi che ci faccia uscire dallo stato di subalternità e ci proietti invece nell’orgoglio luciferino di chi è padrone del proprio destino.
Poi sarà il giovane, eventualmente, che sceglierà, in una fase successiva all’impegno dell’Ordine, di connotare la sua esperienza percorrendo il sentiero della spiritualità o quello della socialità con la scelta di un rito di perfezionamento. Una cosa deve essere chiara per tutti: non esistono soluzioni preconfezionate che siano valide per tutti; esistono, invece, percorsi di vario tipo, che sono alla portata di tutti, dove ciascuno si sente chiamato o meno.
Un’altra motivazione forte che può spingere un giovane a bussare alla porta della Loggia è il bisogno di identificazione e appartenenza. In un passato poi non troppo lontano esistevano luoghi tipici dell’identità maschile, come la caserma, il bordello, il barbiere, la sala biliardo, dove il giovane si ritrovava nel suo genere specchiandosi nell’adulto, cercando in lui protezione se la struttura caratteriale glielo permetteva. Tutti questi luoghi sono stati via via spazzati via dal tempo vuoi per motivi etici, vuoi per motivi economici. Quali sono oggi i luoghi in cui un giovane si ritrova coi suoi simili? Io ne ho individuati due: la squadra sportiva, e la loggia.
In loggia il giovane neofita ripone nel Fratello anziano un investimento di fiducia enorme, si replica il rapporto padre-figlio, o quello tra fratello maggiore e fratello minore. Con chi si identifica un giovane apprendista se non con un maestro? Perciò chi ha maturato un’esperienza iniziatica significativa ha una bella responsabilità nel farsi carico della formazione di un giovane. E per quanto riguarda la specificità dell’esperienza di Rito Francese, questa consiste anche nell’educazione alla cittadinanza, che significa la morale del cittadino, comprendente i suoi diritti e i suoi doveri nei confronti della società in cui vive, lo studio delle dinamiche sociali, per intervenire col proprio contributo di costruttore della Città dell’Uomo.
Un rapporto complesso e delicato, quindi, quello del maestro massone chiamato a relazionarsi con un giovane ricevuto in loggia, fatto di pazienza, di attesa, di resilienza, anche di tensioni e incomprensioni, ma infine di gioiose soddisfazioni che danno senso all’esperienza.
Effegi