Il divieto di appartenenza massonica dei cattolici

  Da qualche giorno è ritornata fragorosamente la polemica sul divieto ai cattolici di far parte delle logge massoniche, a seguito dell’ennesimo provvedimento delle gerarchie cattoliche.

  Niente è nuovo sotto il sole ! E’ dal 1738 che dura questa polemica, dall’inizio, quasi, dell’ultracentenario percorso della Massoneria, e ancora se ne parla ogni qualvolta se ne presenta l’occasione.

  Non intendo qui fare la storia delle relazioni tra la le due istituzioni della Chiesa cattolica e della Massoneria, ma voglio ribadire un concetto espresso in altra sede, un’intervista in un libro che qualche anno fa destò molto scalpore.

  Ho maturato la convinzione che il problema dei cattolici in loggia sia un falso problema perché la situazione è stata ben chiarita da circa trent’anni: Chiesa e Massoneria sono inconciliabili sotto il profilo teoretico perché hanno visioni del mondo completamente diverse. Nella prima, la centralità della realtà è Gesù Cristo, considerato via, verità e vita, e tutto si riconduce a lui; nella seconda, invece, la centralità è interamente riposta nell’Uomo, e tutto ciò che gli è esterno appartiene al dominio della fede. Da qui discendono ulteriori elaborazioni come naturalismo, relativismo, laicità, ecc. che la dottrina cattolica condanna perché contrarie al suo credo. E’ una conseguenza ovvia ad una logica chiara e coerente, cui da parte massonica non si è saputo opporre argomentazioni alternative, se non amenità del tipo “abbiamo il libro della bibbia aperto al Vangelo di San Giovanni durante i nostri lavori”, che non significa altro di un simbolo, cui ciascuno ci attribuisce il significato che gli aggrada; oppure si tirano in ballo i due San Giovanni dei solstizi, quali occasioni di riunioni solenni, ma non per il significato teologico che essi comportano, ma quali “porte” stagionali.

  Erano molto più seri e coerenti i massoni italiani fino agli anni Sessanta, che vivevano con dignità la loro estraneità agli ambienti ecclesiali, e con vigore passionale la loro lotta al clericalismo (che non significa lotta alla Chiesa) a differenza di certi massoni odierni, che si compiacciono di farsi fotografare vestiti da confratelli penitenti che seguono la processione della Passione sulla via principale della città il Venerdì Santo. Tiepidi cattolici e tiepidi massoni, utili tutt’al più a lasciare l’obolo per elemosina, ma non aggiungono alcun mattone all’edificazione della verità e della giustizia né in chiesa né in loggia.

Quanta credibilità poteva suscitare quel referente regionale di una grande obbedienza che non si faceva scrupolo di dichiarare d’essere fervente devoto della mistica Natuzza Evolo?

  Ma cosa è successo da allora? Perché i massoni italiani sono così cambiati, che oggi rincorrono una impossibile accettazione da parte della Chiesa?

  Dopo la sbornia di positivismo nella seconda metà dell’Ottocento, in Francia, patria della massoneria continentale, si ebbe la reazione di Oswald Wirth, il quale insorse contro la mortificazione della ritualità massonica, che aveva ridotto drasticamente il simbolismo  nei lavori massonici. Wirth aveva una formazione occultistica, per via della frequentazione col mago Stanislas de Guaita, di cui era segretario. Da With, che lasciò il laico Grande Oriente di Francia per approdare alla più duttile Gran Loggia di Francia, la corrente esoterico-occultista fu alimentata dal Droit Humain, i cui vertici provenivano dalla teosofia di Helena Blavatsky, e che segnarono di tale corrente la loro obbedienza scozzesista. Distrutta la massoneria dal fascismo, non altrettanto avvenne per la teosofia, che passò indenne, sebbene in clandestinità, perché tollerata dal regime, dal quale non solo non aveva nulla da temere ma in molti casi le era anche alleata. Dopo gli anni della dittatura per il connubio tra teosofia, esoterismo e massoneria riaffiorò nel dopoguerra repubblicano. Figura cardine che divenne di questa corrente fu Giordano Gamberini, gnostico, martinista, scozzese, monarchico, che stravolse la massoneria del Grande Oriente d’Italia per i connotati esoterici che le inculcò nei suoi nove anni di gestione, continuando poi con l’interessata copertura del suo successore Lino Salvini, bisognoso di copertura esoterica per gestire lucrosi affari, come ormai libri inchiesta e gli atti della commissione P2 hanno evidenziato. Gamberini capì che l’Italia si era messa in modo tale che tra democristiani e comunisti non c’era più spazio per i laici non ideologizzati, come dimostrarono le elezioni politiche del 1948; e fece la sua scelta, che non poteva non essere occidentale, e quindi democristiana. Grande era l’interesse a coinvolgere i cattolici nelle logge, altrimenti chi ci doveva entrare, i comunisti? E gli americani, che pompavano dollari, e avevano nel GOI il loro proconsole Franck Gigliotti, che aveva loro restituito un appartamento del fu Palazzo Giustiniani, chi li sentiva?

  La incalzante progressività dell’ “esoterismo iniziatico” che in tre decenni ha conquistato e fagocitato gruppi scozzesisti nel Grande Oriente, ha progressivamente ridotto ed emarginato le attenzioni e le istanze da parte dei massoni umanisti, fino al punto di criminalizzarli col nome di “massoni democratici” e spazzarli via. Le conseguenze sono state letali: primo scandalo, P2; secondo scandalo, inchiesta Cordova con scissione Di Bernardo; terzo scandalo, sequestro piedilista della commissione Bindi.

Ormai sta maturando la convinzione che in Italia l’esoterismo sia stato e sia tuttora un comodo paravento per troppe obbedienze massoniche per mascherare ben altro: ieri la politica, gli affari e l’intelligence; oggi gli affari, non di rado illeciti.

Oggi, chi volesse fare in Italia un’esperienza massonica di tipo umanista, come nella Francia del Grande Oriente troverebbe solo la disponibilità del Rito Francese, trattato dalla loggia “Salvador Allende” di Roma, affiliata all’ Ordine Massonico Tradizionale Italiano, oasi di pace in un panorama tumultuoso.

  Questa in poche parole, la storia della massoneria esoterica in Italia. Oggi, chi entra in una loggia deve rassegnarsi a praticare “la massoneria del cuore”, senza alcuno studio di nessuna natura, pronto ad esternare come perla di saggezza ciò che l’umore gli detta in quel momento. E’ chiaro che poi quando si pubblicano sui social networks articoli sulle posizioni della Chiesa verso la massoneria,  gli iniziati nostrani altro non sanno reagire dal mettere le faccine sorridenti, a segnalare (secondo loro) una ironia superiore, ma senza alcun costrutto. Anzi, dinanzi a un prete che contestasse i principi massonici ammutolirebbero, perché non saprebbero cosa rispondere tranne il solito balbettio che i massoni sono tutti buoni e propugnano la fratellanza universale da secoli, come papa Francesco fa invece da qualche anno, e la Chiesa è stata intollerante da sempre con la Santa Inquisizione. Più di questo non si legge in giro. Molto risibile e molto confutabile.

  Il problema vero è che molti cattolici sono entrati nelle logge massoniche, venendo a compromessi con se stessi per varie ragioni, non escluse quelle pratiche, materiali: il professionista o imprenditore che ha rapporti di lavoro con preti o enti ecclesiali, o la moglie (o la figlia) che fa la catechista in parrocchia. E per molti di loro c’è un’autentica angoscia di separazione tra la propria parte massonica e quella cattolica, gestendo male sia l’una che l’altra.  Un dato, però, è certo: sia la Chiesa che la Massoneria hanno regole precise. Di conseguenza non è moralmente lecito costruirsi una Chiesa o una Massoneria a propria immagine e somiglianza. Prendere una strada significa abbandonare l’altra.

  Coerentemente con lo spirito laico, da sempre retaggio della massoneria umanistica di Rito Francese, non soffriamo di questi problemi perché la selezione avviene a monte, con l’individuazione di tipologie scevre da dipendenze fideistiche, consapevoli della funzione dell’intelletto e dell’esperienza di loggia che hanno liberamente scelto, che comporta impegno per lo sviluppo personale, attraverso l’introspezione psicologica e la formazione etica, e per l’impegno alla cittadinanza.

effegi

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