Considerazioni sui Rituali Massonici

Il significato dei rituali e l’importanza ad essi attribuita nella vita massonica dipendono in realtà dalla visione complessiva della Massoneria alla quale si aderisce. Per i massoni “simbolisti”, o “tradizionali”, insomma per coloro che attribuiscono alla massoneria fini di trascendenza e la collegano senza esitazione alle grandi tradizioni spirituali o religiose dell’umanità, il rito è essenziale – allo stesso modo dei suoi simboli – e, inoltre, è principalmente attraverso di esso che agisce sui suoi aderenti, che li cambia e li fa “nascere da sé stessi”.

Il rituale è, quindi, qui considerato come il punto di partenza e lo strumento maggiore della “ricerca iniziatica”: non la meta, ovviamente, ma il percorso necessario per arrivarci. Tali massoni “ritualistici” molto spesso attribuiscono grande importanza alla precisa esecuzione dei rituali scritti, si prendono cura dell’allestimento della loggia, esigono che gli Ufficiali che prendono parte ad una cerimonia, e tutti coloro che vi partecipano, siano tranquilli, preparati e solenni. Tutto deve collaborare per far sentire che si sta verificando un atto solenne e che la massoneria sta manifestando in quel momento una delle sue dimensioni fondamentali. 

Nei casi estremi, il rito può diventare fine a sé stesso: la minima deviazione viene allora considerata una sorta di bestemmia, in ogni caso una colpa molto dannosa che suscita irritazione e commenti acidi. Non è rara una sorta di “bigottismo” massonico, che può assumere forme abbastanza grottesche.  Gli stessi massoni, tra i quali non di rado si sviluppa un senso di autoironia, non mancano di fare battute su questo argomento. 

Per i sostenitori di questa visione simbolista, il rituale massonico pretende non tanto di insegnare attraverso il discorso quanto di coinvolgere il candidato in un’esperienza vissuta, in una sorta di dramma sacro, di mistero, che deve produrre in lui risonanze emotive. 

È un luogo comune massonico affermare che il vero segreto della Massoneria non sta nelle “parole, segni e tocchi” che i gradi insegnano – e che sono in vendita in tutte le buone librerie – ma nell’intima esperienza di chi li riceve. Questo segreto, quindi, è ritenuto incomunicabile e inviolabile. Questa concezione permette anche di giustificare l’apparente assurdità di certi rituali, perché non è il significato letterale che conta, ma il significato profondo ed esistenziale vissuto nel profondo dell’adepto. La natura di questa esperienza interiore, tuttavia, rimane dibattuta.

Possiamo distinguere schematicamente tra la concezione dell’esoterista Guénon, che vede nel processo di iniziazione la trasmissione di una “influenza spirituale” in relazione alla “costituzione sottile” dell’essere umano, e un’interpretazione più comune, fortemente psicologizzante, che riunisce il rituale massonico delle tecniche utilizzate in psicoanalisi, associazioni di idee, sogni a occhi aperti o psicodramma. Esiste però, soprattutto in Francia, un’altra categoria di massoni, che spesso si presenta come “umanisti” o “laici” – o entrambi – per i quali la Massoneria ha soprattutto un obiettivo filosofico e morale orientato al cambiamento sociale. In questo stato d’animo, il rituale appare meno come il luogo principale dell’azione massonica, che dovrebbe svilupparsi nel “mondo profano”. La loggia è quindi concepita soprattutto come contesto di scambi, riflessioni comuni, riaffermazione collettiva dei valori che desideriamo difendere: tolleranza, uguaglianza, fraternità, dignità della persona umana, e laicità. 

La domanda che sorge subito è quella dell’utilità stessa di un rituale per reggere un progetto del genere. Anche in questo caso, però, nulla è semplice o chiaramente definito. In effetti, anche per tutti i massoni interessati agli aspetti “sociali” dell’esperienza, il rito viene spesso accolto con rispetto e anche con interesse, ma la sua interpretazione o la legittimazione che gli viene offerta differisce ovviamente dal discorso precedente. Ciò che viene messo in risalto, in questo caso, è il carattere educativo dei riti massonici: la disciplina collettiva della parola, ad esempio, che obbedisce a regole abbastanza precise nella loggia, dovrebbe insegnare con l’esempio il rispetto per gli altri e la necessità di un’espressione ponderata – perché si deve parlare solo uno alla volta.

Per quanto riguarda le cerimonie stesse, che prevedono il passaggio di grado in grado, esse si possono configurare come una sorta di sintesi allegorica dell’impegno, del coraggio, della fedeltà ai propri principi, che ogni massone deve dimostrare nel suo comportamento quotidiano, all’esterno della loggia stessa: la rappresentazione un po’ solennizzata di un programma di lavoro, per così dire. 

Tra la diversità dei Riti e la partecipazione delle sensibilità massoniche, il quadro rituale della massoneria rivela così, nella sua prassi quotidiana, una notevole eterogeneità o, per dirla in toni più positivi, una variegata ricchezza, ma in ogni caso,  dopo tre secoli di evoluzione, questo quadro si impone più che mai come una caratteristica fondamentale dell’universo massonico e una delle sue componenti più importanti.