Il caso eclatante dell’italiana Ilaria Salis di assistere al suo processo in un’aula di giustizia dell’Ungheria, gravata di ceppi e catene, per di più tenuta da una poliziotta, ha ancora una volta puntato i riflettori sulla dittatura elettiva del presidente ungherese Viktor Orban nella relazione tormentata con l’Unione Europea. L’Ungheria è uno stato membro dell’UE, ma dall’UE sembra concentrata a trarre tutto ciò che le conviene e a rifiutare tutto ciò che non le conviene, anche se ne è tenuta a adempiere.

Uno di questi adempimenti, proprio in quanto membro, è l’osservanza della Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali, che all’art. 3 recita testualmente che nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti.
Ebbene, non siamo interessati al merito del processo, ovvero se la nostra connazionale sia o non sia colpevole dei reati a lei ascritti, siamo invece interessati al trattamento che il regime di Viktor Orban riserva ad un essere umano, poco importa se ungherese, italiano o cinese, in violazione palese dell’art. 3 suddetto. Esporre pubblicamente in un’aula pubblica di giustizia con i ceppi alle caviglie e ai polsi, tenuti per una catena dal poliziotto è un evidente trattamento inumano e degradante perché tale trattamento si riserva ad animali feroci, non ad esseri umani.
Quindi, prima ancora di accertare se Ilaria Salis è colpevole dei reati che le sono stati imputati, si è accertato con un semplice filmato che l’Ungheria di Orban, membro dell’Unione Europea, è colpevole della violazione dell’art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali. Violazione, a quanto pare, per la quale è stata già condannata in precedenza.

Altra responsabilità la ravvisiamo nel comportamento del governo italiano, molto tiepido nei confronti dell’Ungheria, attivato solo a seguito delle proteste popolari, dimostrando di essere anch’esso indifferente alla vigilanza di quell’onere sancito dall’art. 3 suddetto nei confronti dei propri connazionali in attesa di giudizio e imprigionati nelle carceri estere.

Da Massoni, infine non possiamo sottacere il colpevole silenzio della Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo, che “ afferma e difende i principi essenziali della convivenza civile e particolarmente l’inviolabilità personale e domiciliare dei cittadini; la libertà di coscienza; di parola; di stampa; di riunione; di associazione; di azione sindacale in patria ed all’estero; la piena e diretta sovranità popolare contro ogni sistema di oligarchia e di dittatura; il dovere della resistenza all’oppressione ed all’arbitrio d’ogni regime che neghi questi principi”; e della sua gemella antagonista Lega Internazionale per i Diritti dell’Uomo, “ dalla parte di chi difende i diritti umani rischiando la vita per promuovere gli ideali di una società giusta e civile”. Se queste due associazioni, costituite da massoni del Grande Oriente d’Italia, non intervengono in situazioni come quella che ha coinvolto Ilaria Salis, che stanno a fare? Anche lì vige il politicamente corretto?
La Massoneria di Rito Francese, praticando concretamente i valori di Libertà Uguaglianza e Fratellanza,
- esprime il proprio sdegno verso il regime ungherese che considera ancora nel terzo millennio l’essere umano alla stregua di un animale feroce, e che si ritiene impermeabile alle regole comunitarie;
- stigmatizza la mirata mollezza del governo italiano nel pretendere dall’omologo ungherese il rispetto delle regole comunitarie per quanto riguarda il trattamento dei prigionieri nelle sue carceri;
- auspica misure sanzionatorie dell’ Unione Europea nei confronti dell’Ungheria per la reiterata violazione dei diritti umani; deplora la totale assenza della Lega italiana dei Diritti dell’Uomo e della Lega Internazionale dei Diritti dell’Uomo in una vicenda che tocca i Massoni italiani da vicino, venendo meno alla loro vocazione fondativa;
- augura a Ilaria Salis di risolvere quanto prima la sua vicenda processuale con il miglior esito;
- esprime all’ing. Roberto Salis, padre di Ilaria, i sensi della propria vicinanza fraterna, nonché la stima per il vigore della sua protesta genitoriale e per l’educazione impartita, attraverso il metodo pedagogico di “pensare con la sua testa”, attività negletta nei tempi odierni.
Roma, 03 febbraio 2024