Che cosa significa davvero “regolarità massonica”?
Che cosa intendiamo quando parliamo di “regolarità massonica”? È un criterio originario, inscritto fin dalle Costituzioni del XVIII secolo, oppure una categoria definita progressivamente attraverso dichiarazioni e sistemi di riconoscimento? La questione non è meramente terminologica: attorno alla regolarità si è strutturato, tra XIX e XX secolo, un sistema di relazioni internazionali che ancora oggi incide sugli equilibri della Massoneria mondiale.

Nel linguaggio corrente, “regolare” designa ciò che è riconosciuto da determinate autorità massoniche, in particolare dalla United Grand Lodge of England (UGLE). Ma il riconoscimento presuppone criteri: credenza in un Essere Supremo, divieto di discussione politica e religiosa in Loggia, esclusione delle donne. Elementi che non nascono come formulazione originaria univoca, ma come esito di un processo storico.
Analizzare la regolarità significa dunque interrogarsi sulla genesi di un concetto che ha assunto una forte valenza identitaria e relazionale. L’obiettivo non è contrapporre modelli, ma comprendere quando e come la “regolarità” sia divenuta il linguaggio attraverso cui le Obbedienze definiscono se stesse e costruiscono rapporti nel panorama massonico internazionale.
Metodo e limiti: che cosa dicono le fonti
Per comprendere la regolarità massonica occorre distinguere tra ciò che è attestato nelle fonti settecentesche e ciò che è frutto di elaborazioni successive. Le Costituzioni di James Anderson del 1723 non utilizzano il termine “regolarità” nel senso tecnico odierno, né delineano un sistema internazionale di riconoscimenti. Esse stabiliscono principi generali coerenti con il contesto inglese dell’epoca, ma non prevedono criteri formali di esclusione tra Obbedienze.
Anche i cosiddetti Landmarks non costituiscono un corpus originario unitario. Le loro formulazioni variano secondo autori e giurisdizioni e vengono sistematizzate soprattutto nel XIX secolo, in un contesto di espansione globale della Massoneria e di crescente esigenza di definire confini identitari.
Infine, il riconoscimento massonico non è un atto centralizzato, ma una relazione tra Obbedienze autonome. Ne deriva che la “regolarità” non può essere considerata qualità ontologica, bensì condizione definita all’interno di un sistema relazionale storicamente determinato. Le fonti attestano dichiarazioni e principi adottati in momenti specifici, non l’esistenza di un criterio immutabile valido in ogni tempo e luogo.
Anderson e i Landmarks – Origini settecentesche e sviluppi ottocenteschi
Ogni riflessione sulla regolarità massonica parte dalle Costituzioni di James Anderson del 1723. Tuttavia, il testo non contiene una teoria della “regolarità” nel senso attuale, né un sistema di riconoscimenti internazionali. La celebre formula secondo cui il massone non deve essere “uno stupido ateo né un libertino irreligioso” riflette il clima religioso dell’Inghilterra settecentesca, ma non configura un obbligo teologico rigidamente definito né un criterio globale di legittimità.
Anche la nozione di Landmarks, spesso presentata come patrimonio immutabile, si sviluppa progressivamente. È nel XIX secolo che autori come Albert G. Mackey ne propongono elenchi sistematici, nel tentativo di stabilire principi considerati inviolabili. Tali formulazioni, tuttavia, non sono uniformi e rispondono a esigenze identitarie maturate in un contesto di espansione e differenziazione della Massoneria.
Proprio nell’Ottocento prende forma la nozione normativa di regolarità. L’aumento delle giurisdizioni e le divergenze su questioni religiose e organizzative favoriscono la definizione di criteri più espliciti per stabilire relazioni ufficiali. La regolarità tende così a trasformarsi da riferimento tradizionale implicito a categoria giuridico-istituzionale destinata a orientare il sistema dei riconoscimenti tra Obbedienze autonome.
La United Grand Lodge of England – La costruzione di un modello di riconoscimento
La nascita della United Grand Lodge of England nel 1813, dall’unione tra “Moderns” e “Antients”, rappresenta un momento decisivo nel consolidamento istituzionale della Massoneria inglese. Con il tempo, l’UGLE diventa un punto di riferimento internazionale e avverte l’esigenza di definire criteri per stabilire relazioni ufficiali con altre Grandi Logge.
Questo processo trova una formulazione significativa nei Basic Principles for Grand Lodge Recognition del 1929, che stabiliscono condizioni quali la credenza in un Essere Supremo, la presenza del Volume della Legge Sacra e l’esclusione di discussioni politiche e religiose nei lavori. Tali principi non costituiscono una proclamazione di sovranità universale, ma definiscono i criteri attraverso cui l’UGLE decide con quali giurisdizioni intrattenere rapporti formali.
Il riconoscimento massonico resta infatti un atto tra Obbedienze autonome, revocabile e bilaterale. In questo senso, la regolarità emerge come categoria relazionale, legata a una rete di legittimazioni reciproche, più che come qualità assoluta inscritta nella natura di una singola istituzione. Il modello inglese si consolida nel tempo, ma la sua validità opera all’interno di un sistema storico di relazioni, non come principio universale astratto.
La questione francese e il Grande Architetto dell’Universo
Nel 1877 il Grande Oriente di Francia modificò la propria Costituzione eliminando l’obbligo esplicito di riferimento al Grande Architetto dell’Universo e alla credenza in Dio. La decisione non intendeva negare il simbolo, ma affermare il principio di libertà di coscienza, sottraendo l’appartenenza massonica a un vincolo teologico obbligatorio.
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Nel 1878 la United Grand Lodge of England ritirò il riconoscimento al Grande Oriente, ritenendo che l’abbandono dell’obbligo teista costituisse una deviazione dai principi considerati fondamentali. Questo episodio segnò una frattura destinata a strutturare il panorama massonico internazionale in due orientamenti: da un lato le Obbedienze che mantenevano la credenza in un Essere Supremo come requisito imprescindibile; dall’altro quelle che fondavano l’universalità sull’etica e sul simbolismo, indipendentemente dalla professione religiosa.
La divergenza non riguardava soltanto una formula rituale, ma il rapporto tra Massoneria e trascendenza. Con il 1877, la regolarità assume un significato più definito e divisivo: non semplice continuità rituale, ma adesione a un determinato impianto dottrinale. La distinzione tra “regular” e “liberal”, consolidatasi nel XX secolo, trova qui uno dei suoi snodi storici principali.
Liberal e Regular – Due modelli di legittimazione
Nel XX secolo si consolida la distinzione tra Massoneria “regular” e Massoneria “liberal”. Essa non nasce come categoria originaria, ma come esito di divergenze interpretative su alcuni punti ritenuti centrali per l’identità massonica.
Nel modello “regular”, riconducibile ai criteri adottati dalla United Grand Lodge of England, assumono rilievo l’obbligo della credenza in un Essere Supremo, il divieto di discussione politica e religiosa in Loggia e l’esclusione delle donne dall’iniziazione. Tali elementi sono considerati condizioni per il riconoscimento reciproco tra Obbedienze.
Nel modello “liberal” o adogmatico, sviluppatosi soprattutto in ambito continentale, si afferma invece la libertà di coscienza, la possibilità di interpretare simbolicamente il Grande Architetto dell’Universo e l’ammissione delle donne. L’universalità non è fondata su una professione di fede, ma su principi etici e simbolici comuni.
Storicamente, non emerge l’esistenza di un unico criterio originario tradito da alcune giurisdizioni, ma la coesistenza di due modelli di legittimazione. La distinzione tra “liberal” e “regular” non designa un’essenza metafisica, bensì differenti modalità di interpretare la tradizione e di organizzare le relazioni internazionali.
Donne e appartenenza massonica – Una scelta antropologica implicita
La questione dell’ammissione delle donne rappresenta uno dei punti più evidenti di divergenza tra i modelli di regolarità. Nel paradigma anglosassone, la Massoneria è definita come istituzione esclusivamente maschile, e tale impostazione costituisce condizione per il riconoscimento reciproco tra le Obbedienze che vi si riferiscono.
La storia mostra tuttavia uno sviluppo più articolato. Fin dal XVIII secolo esistono esperienze di Massoneria di adozione; nel XIX e XX secolo nascono Obbedienze miste e femminili che rivendicano l’universalità dell’iniziazione indipendentemente dal genere. Queste evoluzioni non si collocano ai margini, ma all’interno del processo storico massonico.
Il nodo riguarda quindi una scelta di fondo: la Massoneria deve essere intesa come fraternità maschile radicata in una specifica tradizione, oppure come percorso iniziatico aperto all’intera umanità? Le risposte differenti incidono direttamente sulla nozione di regolarità. Nel modello “regular” l’esclusione femminile è criterio identitario; nel modello “liberal” l’ammissione delle donne è compatibile con la continuità simbolica.
Anche in questo ambito, la regolarità si configura non come principio neutro, ma come espressione di una determinata concezione dell’identità massonica.
Laicità e teismo – Il significato del Grande Architetto dell’Universo
Un altro punto centrale nella definizione della regolarità riguarda il rapporto tra Massoneria e trascendenza. Nel modello anglosassone, la credenza in un Essere Supremo è condizione preliminare per l’ammissione e per il riconoscimento internazionale. Il Grande Architetto dell’Universo non è inteso soltanto come simbolo, ma come riferimento teista che fonda la natura spirituale dell’Ordine.
Nel contesto continentale, soprattutto in area francese, si afferma invece una lettura simbolica e non dogmatica del Grande Architetto. La laicità non implica negazione della trascendenza, ma rifiuto dell’obbligo confessionale come requisito di appartenenza. Il simbolo può essere interpretato in modo pluralistico, senza vincolare l’iniziato a una professione di fede.
La divergenza riguarda quindi la concezione stessa della Massoneria: istituzione fondata su una credenza condivisa oppure metodo iniziatico aperto alla libertà di coscienza. In questo ambito, la regolarità assume un significato dottrinale preciso e riflette una specifica interpretazione del rapporto tra simbolo, fede e universalità.
Riconoscimenti internazionali e potere geopolitico – La regolarità come costruzione storica e comparativa
Nel dibattito sulla regolarità si tende spesso a identificare il modello inglese come parametro originario. Tuttavia, un’analisi storica mostra un quadro più complesso. Come evidenziato da Alain Bauer, i criteri oggi associati alla “regularity” non coincidono pienamente con le formulazioni settecentesche né con la prassi originaria della stessa Massoneria inglese
Le Costituzioni di Anderson non delineano un sistema centralizzato di riconoscimenti né fissano criteri rigidi di esclusione internazionale. Molti elementi divenuti centrali nel Novecento emergono in realtà attraverso successive codificazioni. In questa prospettiva, è stato osservato che, sotto determinati profili, la Massoneria francese dell’Ottocento — prima della rottura del 1877 — risultava conforme ai principi inglesi originari quanto, se non più, delle successive sistematizzazioni britanniche.
Il sistema dei riconoscimenti internazionali, consolidatosi nel XX secolo, appare quindi come il risultato di un processo relazionale e geopolitico, non come applicazione lineare di un criterio immutabile. La regolarità si definisce nel confronto tra modelli e attraverso reti di legittimazione reciproca, piuttosto che mediante l’affermazione esclusiva di un’unica fonte normativa.
Pluralità della regolarità – Un concetto storicamente determinato
Il percorso ricostruito mostra che la regolarità massonica non è una categoria univoca, ma un concetto storicamente determinato. Il suo significato si è definito nel tempo attraverso scelte istituzionali, contesti culturali e sistemi di riconoscimento differenti.
È possibile distinguere diversi piani di elaborazione:
- Vi è una dimensione giuridico-istituzionale, legata ai criteri formali di riconoscimento tra Grandi Logge.
- Una dimensione iniziatico-rituale, relativa alla continuità della trasmissione e delle forme simboliche.
- Una dimensione dottrinale, connessa al rapporto tra Massoneria e trascendenza.
- Infine, una dimensione relazionale e geopolitica, che riguarda l’inserimento in reti internazionali.
Questi livelli non coincidono necessariamente. Un’Obbedienza può ritenersi iniziaticamente legittima pur non appartenendo a un determinato sistema di riconoscimento; può mantenere una rigorosa continuità rituale pur adottando una diversa concezione dottrinale.
La regolarità appare quindi non come essenza metafisica, ma come categoria plurale, il cui significato varia in funzione del piano di analisi adottato. Riconoscerne la pluralità non ne riduce l’importanza, ma la restituisce alla sua dimensione storica e relazionale.
La regolarità come linguaggio
L’analisi storica mostra che la regolarità massonica non coincide con una formula originaria immutabile né con una singola tradizione nazionale. Dalle Costituzioni di Anderson alla codificazione dei Landmarks, dalla frattura del 1877 ai criteri novecenteschi di riconoscimento, essa appare come una costruzione progressiva, modellata da scelte istituzionali e dinamiche relazionali.
Ciò non implica negare l’esistenza di criteri coerenti, ma riconoscere che essi sono il risultato di processi storici e di sistemi di legittimazione reciproca, non l’espressione di un’autorità universale sovraordinata. La pluralità dei modelli — anglosassone e continentale, teista e laico, maschile o inclusivo — riflette differenti interpretazioni della medesima tradizione simbolica.
La regolarità non è un’essenza immutabile. È un linguaggio: il linguaggio attraverso cui le Obbedienze definiscono se stesse, delimitano i propri confini e costruiscono relazioni nel panorama internazionale. Comprenderla in questa prospettiva significa sottrarla a letture assolutizzanti e ricondurla alla sua natura storica e relazionale.
Bibliografia
- Anderson, James, “The Constitutions of the Free-Masons” (1723; 1738 ed.).
- United Grand Lodge of England, Basic Principles for Grand Lodge Recognition (1929).
- Bauer, Alain, “La régularité maçonnique”
- Stevenson, David, “The Origins of Freemasonry: Scotland’s Century 1590–1710”.
- Hamill, John, “The Craft: A History of English Freemasonry.”
- Jacob, Margaret C., “Living the Enlightenment: Freemasonry and Politics in
Eighteenth-Century Europe” – trad. “Massoneria illuminata. politica e cultura nell’Europa del Settecento” - Dachez, Roger, “Histoire de la franc-maçonnerie française.”
- Beaurepaire, “Pierre-Yves, L’Europe des francs-maçons XVIIIe–XXe siècle.”
- Ferrer Benimeli, José Antonio, “La Masonería.”
