L’ILLUMINISMO OSCURO: Anatomia della filosofia politica che vuole smantellare la democrazia

Il codice sorgente della nuova destra

Che cosa pensa davvero la nuova destra contemporanea quando parla di modernità, di democrazia e di progresso? E soprattutto: che cosa intende fare di questi concetti? La domanda potrebbe sembrare astratta, ma non lo è affatto. Le risposte sono già operative. Circolano nelle board room delle aziende più potenti del pianeta, finanziano campagne elettorali decisive, plasmano l’architettura delle tecnologie che usiamo ogni giorno. Comprendere l’architettura intellettuale che sorregge questo progetto non è un esercizio accademico solo: è un atto di legittima difesa democratica.

Per rispondere a quell’interrogativo occorre un osservatorio privilegiato, ed esso esiste. Si chiama Dark Enlightenment, Illuminismo Oscuro, ed è un neologismo che vale la pena decomporre. Enlightenment, illuminare mediante la ragione, è la radice fondativa dell’immaginario illuministico moderno. L’aggettivo dark, oscuro, ne rovescia ironicamente la semantica luminosa. Non siamo di fronte a un semplice antilluminismo: è una versione in controluce dell’Enlightenment, che si appropria del lessico della ragione per negarlo dall’interno. Specie del genus più ampio delle teorie accelerazioniste di destra, l’Illuminismo Oscuro condensa in forma estrema una diagnosi della modernità come processo insieme glorioso e fallito.

L’obiettivo di questa analisi non è prendere posizione; ciò appartiene al dibattito politico televisivo e non renderebbe giustizia alla complessità della materia. L’ambizione è piuttosto quella di analizzare i presupposti antropologici e filosofici di queste teorie: la concezione dell’uomo, del potere, della tecnica e del futuro che esse presuppongono. A partire da questa genealogia critica, sarà poi possibile misurarne la tenuta e delineare, a contrasto, una diversa risposta alla crisi della modernità occidentale.

I satelliti del pianeta Trump

Prima di entrare nel cuore dottrinario dell’Illuminismo Oscuro, occorre mappare l’ecosistema umano che gli orbita attorno. Non si tratta soltanto di pensatori: si tratta di uomini di potere; figure politiche e imprenditoriali, ciascuna orbitante attorno ai nuclei di potere americani, quando non ne siano esse stesse l’incarnazione.

Elon Musk: il donatore supremo

Secondo le rendicontazioni finali della Federal Election Commission, Elon Musk ha contribuito con circa 288 milioni di dollari alle elezioni del 2024, in larghissima parte a sostegno di Donald Trump e dei candidati repubblicani. Questo lo rende il più grande donatore politico individuale del ciclo elettorale recente; una cifra che, da sola, cementa il suo status di kingmaker della politica americana.

Ma Musk non è solo un finanziatore. È l’incarnazione vivente della fusione tra capitale tecnologico e ambizione politica. Mediante SpaceX finanzia viaggi nello spazio con l’obiettivo dichiarato di colonizzare Marte entro vent’anni: un milione di persone sul pianeta rosso. Ignora, o finge di ignorare, che la Terra potrebbe diventare inabitabile molto prima dei 450 milioni di anni che lui cita, per via del cambiamento climatico che le sue stesse politiche contribuiscono ad accelerare. Nel maggio 2020 ha twittato «Take the Red Pill», la metafora di Matrix che, nella galassia neoreazionaria, significa abbandonare le illusioni della democrazia.

Peter Thiel: l’architetto nell’ombra

Co-fondatore di PayPal, primo investitore esterno di Facebook, fondatore di Palantir, azienda ibrida fra software e defense tech che fornisce piattaforme di analisi dei dati e AI militare, con una partnership strategica con il Ministero della Difesa israeliano dal gennaio 2024; Peter Thiel è la figura veramente centrale dell’ecosistema tecnopolitico della destra neoreazionaria.

Già sostenitore di Trump nel 2016, ha donato un record di 15 milioni di dollari alla campagna senatoriale di J.D. Vance nel 2022 in Ohio, la più grande donazione mai effettuata a un singolo candidato al Senato. Ha coltivato relazioni intellettuali e imprenditoriali con l’orbita di Curtis Yarvin, investendo nella piattaforma Urbit e nella Tlon Corp. Significativamente, già nel 1995 Thiel aveva scritto The Diversity Myth, un libro che attaccava apertamente il multiculturalismo, e nel 2009 ha dichiarato in un celebre saggio per il Cato Institute: «Non credo più che libertà e democrazia siano compatibili».

Marc Andreessen: il profeta tecno-ottimista

Inventore del web browser e fondatore di Andreessen Horowitz, nel 2023 Andreessen ha pubblicato il Techno-Optimist Manifesto, un pamphlet di 5.200 parole che parte da una posizione apparentemente ragionevole: lo sviluppo tecnologico ha migliorato la vita degli esseri umani; per scivolare verso un estremismo quasi religioso. La tecnologia è definita «la lancia del progresso e la piena realizzazione del potenziale umano»; qualsiasi tentativo di regolamentazione è bollato come un atto di bloccaggio del progresso stesso. Come ha notato la critica, il manifesto riprende esplicitamente il linguaggio del Manifesto Futurista di Marinetti del 1909, sostituendo semplicemente «poesia» con «tecnologia».

J.D. Vance: laureato a Yale, Vance ha lavorato a San Francisco per un’azienda di Peter Thiel, di cui è stato definito «estensione politica». L’autore di Hillbilly Elegy, romanzo autobiografico sui problemi socioeconomici di una famiglia dell’Ohio, è stato eletto al Senato con i 15 milioni di Thiel e poi scelto come vicepresidente da Trump. In un podcast del 2021, Vance ha citato esplicitamente Curtis Yarvin come fonte intellettuale, dichiarando: «C’è questo tizio, Curtis Yarvin, che ha scritto di queste cose», e ha argomentato la necessità di «licenziare ogni singolo burocrate di medio livello» in vista del secondo mandato presidenziale. Vance è, a tutti gli effetti, un’emanazione della destra tecnologica della Silicon Valley

I Soli della galassia oscura: Nick Land e Curtis Yarvin

Nick Land: il pensatore della catastrofe liberatoria

Filosofo britannico nato nel 1962, Nick Land è stato definito «il padre dell’accelerazionismo» . La sua parabola intellettuale parte da un piccolo laboratorio sperimentale ai margini dell’Accademia: la Cybernetic Culture Research Unit (CCRU) della Warwick University, fondata nel 1995 insieme a Sadie Plant. Il collettivo era un crogiolo interdisciplinare descritto dal filosofo Graham Harman come «un insieme eterogeneo di pensatori che hanno sperimentato una produzione concettuale fondendo futurismo, tecnoscienza, filosofia, misticismo, numerologia e fantascienza».

Abbandonata la carriera accademica nel 1998, trasferitosi prima a Praga e poi a Shanghai, dove tuttora risiede, Land si è trasformato in un teorico della dissoluzione della democrazia, dell’umanesimo e della moralità occidentale stessa. L’opera The Dark Enlightenment viene pubblicata nel 2012-2013 come serie di post su blog frequentati dalla destra alternativa, poi tradotta in Italia da Gog Edizioni. L’aspetto cruciale da tenere a mente è che, a differenza di Yarvin, più pragmatico nell’immaginare lo Stato che andrebbe a rimpiazzare quello contemporaneo, Land ha una visione squisitamente apocalittica: il suo sogno è assistere al collasso definitivo della civiltà liberale sotto il peso della sua stessa velocità. Pensatore postumano, attratto da intelligenze artificiali, dinamiche entropiche e mercati deregolamentati come forze che spazzano via ogni ordine, Nick Land è, in ultima analisi, il pensatore della catastrofe liberatoria.

In una recente intervista per The Spectator, Land ha dichiarato: «L’accelerazione non è progresso. È una sorta di entropia con velocità allegata. Le strutture si stanno disintegrando più velocemente di quanto chiunque possa elaborare». Marc Andreessen lo ha inserito tra i patron saints del suo pensiero.

Curtis Yarvin (Mencius Moldbug): l’hacker istituzionale

Il vero nome di Mencius Moldbug è Curtis Guy Yarvin, nato nel 1973 a Brooklyn da genitori ebrei di orientamento progressista. Lo pseudonimo stesso è significativo: Mencius richiama Mencio, pensatore confuciano del IV secolo a.C. che attraversò la Cina dilaniata dai Regni Combattenti alla ricerca di un re saggio capace di restaurare la pace; Moldbug è un gioco di parole su gold bug, l’economista che attribuisce importanza fondamentale all’oro, dove gold è sostituito da mold, muffa.

Dopo aver studiato informatica alla Brown University e poi a Berkeley, Yarvin ha lavorato nel settore digitale, fondando nel 2002 la piattaforma di server decentralizzati Urbit e, nel 2013, la Tlon Corp, con investimenti di Peter Thiel. Nel 2007 lancia il blog Unqualified Reservations, che si rivelerà di fondamentale importanza per lo sviluppo del pensiero neoreazionario. La sua teoria è definita da lui stesso come «l’unione di due forze: lo spirito dell’ingegneria moderna e la grande tradizione storica del pensiero pre-democratico dell’antichità, del periodo classico e dell’era vittoriana». Nel 2020 crea la newsletter Substack Gray Mirror, in cui sviluppa in modo sistematico l’idea che la democrazia sia un esperimento politico fallito a cui bisogna porre fine.

A differenza di Land, Yarvin è un ingegnere prestato alla filosofia: un hacker istituzionale che vuole riscrivere il codice dello Stato. Come ha sintetizzato efficacemente il sito Reset DOC: «Yarvin vuole sostituire la democrazia con l’autorità; Land vuole accelerarla fino all’oblio. Il paradosso è che entrambi convergono sulla stessa visione del futuro: un mondo senza partecipazione, senza sovranità popolare, senza morale condivisa».

La pillola rossa: l’immaginario tecnodistopico

Prima di entrare nel merito dottrinario, occorre chiarire in quale immaginario le proposte di Yarvin e Land intendano dispiegarsi. Si tratta di un singolare crocevia di riferimenti classici e di cultura geek contemporanea.

Ispirandosi al film Matrix, Yarvin invita il lettore a prendere la pillola rossa, ad abbandonare le illusioni imposte dalla matrice, dissipando i presupposti favorevoli alla democrazia. Si soprannomina «Signore dei Sith del pensiero neoreazionario», evocando la costruzione di un impero attraverso il dominio del lato oscuro della forza. Non è casuale che tra gli autori di riferimento compaiano figure della fantascienza cyberpunk come Philip K. Dick e J.G. Ballard: i loro mondi distopici, società collassate su se stesse, infrastrutture distrutte, rapporti umani asserviti all’infallibilità delle macchine, vengono assunti come orizzonti immaginari per una visione del futuro.

Ma queste non sono mere elucubrazioni di ingegneri appassionati di fantascienza. Come ha notato lo storico Quinn Slobodian, autore di Crack-Up Capitalism, l’uso della metafora della pillola rossa significa che «siamo stati sedotti e tranquillizzati in un modo di pensare la nostra relazione con i governi che ora richiede di essere disfatta». Le fantasie di Yarvin e Land configurano un’ostilità profonda verso l’uguaglianza politica e la partecipazione popolare, incarnando una restaurazione aristocratica in chiave digitale in cui l’élite tecnocratica sostituisce la sovranità popolare.

Democrazia: forma di Stato, non mero dispositivo

Per comprendere la critica demolitoria secondo cui «la democrazia non funziona», è necessario predisporre un quadro di matrice giuridica. I costituzionalisti distinguono tra forme di Stato e forme di governo. Le prime riguardano la legittimazione del potere, i suoi fini e la relazione con la comunità. Il termine Stato deriva dal latino status, che significa ciò che sta e permane: il principio che conferisce forma alla materia del potere. Tra le forme di Stato rientra la democrazia, dal greco demos kratos: governo del popolo.

Le forme di governo attengono invece alla distribuzione funzionale del potere, al rapporto fra legislativo, esecutivo e giudiziario. Il termine governo discende dal latino gubernare, a sua volta dal greco kybernan: tenere il timone, dirigere una nave. Una radice potentissima che indica l’arte di orientare un mezzo in movimento tra i pericoli, non dominio, ma competenza tecnica.

Questa distinzione è cruciale perché tra forme di Stato e forme di governo intercorre un rapporto di genus a species: uno Stato può essere democratico pur essendo presidenziale, così come può esserlo pur risultando parlamentare. Viceversa, uno Stato non può essere parlamentare se non è democratico, perché la ripartizione dei poteri presuppone l’esistenza dei principi valoriali, come la sovranità popolare e l’uguaglianza, che legittimano l’intero sistema. Chi conosce la democrazia nella sua struttura riconosce, ad esempio, che un progetto di riforma della giustizia che indebolisca al massimo il potere giudiziario incide sulla separazione dei poteri e, dunque, sulla legittimazione stessa dell’ordine costituzionale.

I cinque pilastri dell’Illuminismo Oscuro

1. La transizione dall’umano al post-umano

Il presupposto essenziale: il nuovo mondo sta arrivando e la sua avanzata non è né contenibile né controllabile. Sul presupposto dell’imperfezione dell’essere umano, irrazionale quanto il sistema in cui si estrinseca la sua personalità, il fine ultimo è concepire un mondo che consenta una progressiva ibridazione tra uomo e macchina. La razionalità implacabile delle macchine, lacerando le culture politiche e dissolvendo le soggettività, contribuirebbe alla creazione di un mondo nuovo, al cui apice risiederebbero forme razionali per eccellenza.

“Ciò che l’umanità crede essere la storia del capitalismo è in realtà l’invasione di un ambiente artificiale intelligente che viene dal futuro e che deve assemblarsi interamente a partire dalle risorse del nemico.” — Nick Land

In questa formula si compie il trionfo degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale, nonché l’eclissi della concezione dell’essere umano come realtà dotata di anima, di senso e di interiorità.

2. Resistere è totalmente inutile

Ogni tentativo filosofico, giuridico, politico di frenare l’avanzamento tecnologico è ricondotto a una ridondanza priva di qualsiasi conseguenza sul moto reale dei processi. La rivoluzione tecnocapitalistica dispone di una dinamica entropica propria, idonea a rendere inefficace la tradizionale grammatica del contenere e del regolare. I tentativi di controllo producono unicamente deviazioni minori, presto riassorbite dal sistema. Da ciò l’imperativo: accelerare, potenziare, portare all’estremo, poiché tutto ciò è comunque inevitabile.

In questa tesi è possibile notare il debito nei confronti di Deleuze e Guattari, ispiratori dichiarati di Land. In Millepiani e L’Anti-Edipo, i due filosofi descrivono il capitalismo come un dispositivo di decodifica e deterritorializzazione dei flussi, una schizofrenia che dissolve legami, norme, identità. Ma Land ne radicalizza la conclusione: se per Deleuze e Guattari ogni scomposizione del sociale comporta una ricomposizione, per Land l’unica direzione possibile è il collasso.

3. La morte della democrazia

Il cuore dell’Illuminismo Oscuro. Secondo Land, la democrazia nasce come meccanismo procedurale di limitazione del potere, ma tende rapidamente a trasformarsi in una struttura che favorisce il trasferimento sistematico di risorse a favore di gruppi organizzati di interesse. I decisori politici consolidano il consenso attraverso la spesa pubblica; gli elettori vengono socializzati a considerare normale l’accesso a benefici finanziati collettivamente. Il processo democratico finisce per ridursi a quella che Mancur Olson definì la formazione di coalizioni distributive.

“Un coerente Illuminismo Scuro è scevro al suo nascere da qualsiasi entusiasmo roussoiano nei confronti dell’espressione popolare. Laddove l’Illuminismo progressista vede ideali politici, l’Illuminismo Scuro vede appetiti.” — Nick Land, The Dark Enlightenment

La conclusione è terribile: la democrazia offre alle masse uno strumento con cui contribuiscono inconsapevolmente alla propria stessa rovina. Un meccanismo protratto nel tempo che conduce a una forma di rovina culturale: l’erosione delle precondizioni etiche e civili che rendono possibile la stessa prosperità moderna. Parallelamente, Yarvin interpreta la democrazia come un dispositivo parassitario, sostenendo che non produca progresso materiale, bensì lo consumi.

Questa critica, con toni e intensità diversi, non è nuova. Già Aristotele, nella Politica, distinguendo tra forme rette e corrotte, considerava la democrazia una degenerazione della politeía. Scriveva: «Ogni qualvolta il potere della moltitudine prevale non in nome della legge ma in forza del numero, si ha democrazia, e questa è la degenerazione della politeia». Ma la critica aristotelica non è un rigetto assoluto della partecipazione popolare: all’interno della stessa opera, Aristotele riconosce che la sovranità dei molti, quando temperata dalla legge, può costituire una forma politicamente virtuosa. Fu proprio lui il precursore del concetto moderno di rule of law. Chi invoca Aristotele per distruggere la democrazia ne fraintende deliberatamente il pensiero.

4. Il neocameralismo: lo Stato come S.p.A.

Che cosa fare, dunque, del sistema democratico? La risposta di Yarvin è il neocameralismo:

“Per un neo-cameralista, uno Stato è un’azienda che possiede un Paese. Uno Stato dovrebbe essere gestito come ogni altra azienda di grandi dimensioni, dividendo le proprietà in azioni negoziabili, ognuna delle quali produce una porzione precisa del profitto dello Stato.” — Curtis Yarvin, Unqualified Reservations

Lo schema è il seguente. Primo: lo Stato viene proprietarizzato e trasformato in una società per azioni. Secondo: gli azionisti e le forze produttive più avanzate nominano un CEO-monarca con pieni poteri esecutivi e la responsabilità esclusiva di massimizzare il valore dell’impresa-Stato. Terzo: i cittadini diventano clienti, privi di potere politico, e dispongono soltanto della facoltà di exit (andarsene), ossia di rivolgersi a un altro governo-azienda in caso di insoddisfazione. Jonathan Ratcliffe ha descritto il modello come «una rete di città-stato ipercapitaliste governate da CEO-monarchi autoritari».

Questa architettura assume la forma di un patchwork: un mosaico di giurisdizioni, città e imprese in concorrenza tra loro, ciascuna retta da una super società a capitale congiunto. La legittimazione non deriva più dalla partecipazione politica, bensì dalla titolarità azionaria. Il mondo che ne risulta è riassumibile nel sintagma tecno-monarchico: una visione high-tech dell’assolutismo, ordine imposto dall’alto, legittimato non da Dio bensì da un algoritmo.

5. La Cattedrale: il nemico progressista

Per Yarvin, il vero potere nella democrazia non è quello nominale ma quello di una superstruttura composta da media, università e burocrazie statali che egli chiama la Cattedrale: un circuito mediatico-accademico che definisce ciò che è dicibile e legittimo nello spazio pubblico. Poiché, nelle democrazie, in concreto, governa chi controlla l’opinione pubblica, la critica al politicamente corretto diventa il canale attraverso cui il Dark Enlightenment denuncia sia l’universalismo progressista sia la democrazia di massa come dispositivi di mascheramento del potere reale, non eletto né visibile.

La terapia proposta oscilla tra un soft reset: separazione integrale fra educazione e Stato, ritiro del riconoscimento pubblico all’autorità della stampa e dell’accademia, e un hard reset: incorporare quegli stessi organi nell’apparato statale, liquidandone i marchi (Harvard, New York Times) per impedirne la ricomposizione in forme indipendenti. In entrambi i casi, l’obiettivo è demolire le istituzioni che generano il senso critico.

Tre scenari per la modernità

La modernità, concepita in via generale, è una condizione storica definita da un fatto empirico: per la prima volta, i tassi di crescita economica pro capite superano stabilmente l’incremento della popolazione. La società esce dalla trappola malthusiana in cui ogni aumento di risorse veniva immediatamente assorbito dall’aumento demografico. Ma la modernità non è solo un modello economico: nasce in un luogo determinato, l’Europa Nord-Occidentale, e di lì si espande al resto del mondo, producendo un’autocoscienza occidentale fondata su un intreccio di universalismo e superiorità.

Land delinea tre scenari possibili per il nostro presente:

Modernità 2.0: il processo di modernizzazione sposta il proprio baricentro etnogeografico. Se la Cina continuerà lungo la traiettoria intrapresa, questo scenario si concretizzerà. La modernità sopravvive delocalizzandosi.

La nuova età oscura: la modernità semplicemente si spegne, i limiti malthusiani tornano a imporsi sotto forma di stagnazione economica, crisi ambientali, conflitti redistributivi e implosione degli apparati statali. È questo, secondo Land, lo sbocco che si realizza se prevale la Cattedrale.

Il Rinascimento dell’Occidente: lo scenario accelerazionista. La decadenza dell’Occidente non è determinata da un destino ineludibile, bensì da rigidità istituzionali e da una demosclerosi accumulata. Un collasso sistemico costituirebbe la condizione necessaria a un riavvio radicale: più duro il riavvio, più promettente il rinascimento.

Gli zombie della democrazia e il dispositivo dell’intrattenimento

Chi sono gli abitanti della democrazia occidentale contemporanea secondo il lessico landiano? Sono zombie: esseri senzienti privati della propria sensibilità, della possibilità stessa di provare piacere e dolore, e di dare un senso alle proprie vite. Lo zombie non è il marginale sociale, il povero o l’escluso, ma il soggetto tipico della democrazia capitalistica avanzata: l’abitante dell’Occidente tardo-moderno che continua a funzionare: lavora, consuma, vota, ma in una condizione di progressiva anestesia affettiva e cognitiva.

La chiave di volta di questo modello è l’intrattenimento, termine la cui etimologia merita attenzione. Dal latino inter-tenere, tenere insieme o trattenere in mezzo: in origine significava conversare, ospitare, creare legame. Nella società mediatica di massa il senso si è rovesciato: da forma di coesione sociale è divenuto meccanismo di cattura dell’attenzione. Come descrisse Debord nella Société du spectacle (1967), la rappresentazione è la forma dominante del potere contemporaneo. E come profetizzò David Foster Wallace in Infinite Jest (1996), l’intrattenimento diviene allegoria del controllo psichico e della dipendenza tecnologica.

L’intrattenimento non tiene più insieme: trattiene dentro. Da pratica di socialità è divenuta un dispositivo di dipendenza cognitiva. È il cavallo di Troia che consente alla tecnologia di entrare ovunque nelle nostre vite, trasformando ogni gesto in un flusso di dati misurabile e governabile, finalizzato a orientare il comportamento di individui progressivamente ridotti alla condizione di semplici componenti dello sciame.

Dalla teoria alla realtà: il programma in azione

Un’analisi sarebbe monca se non facesse i conti con la realtà concreta. Quanto sta compiendo Donald Trump in America è perfettamente coerente con il programma dell’Illuminismo Oscuro: inasprimento delle conflittualità interrazziali e di classe all’interno del sistema democratico, distruzione del sistema accademico e dell’autorità scientifica, accumulazione del capitale in seno a una ristretta cerchia di oligarchi sempre più al di sopra delle regolamentazioni.

Yarvin ha teorizzato il modo esatto per ottenere il cambio di potere in senso monarchico: primo, ottenere un mandato diretto dai cittadini, dato che il Congresso è un organismo sempre più impopolare; secondo, sostituire la burocrazia federale con persone fedeli, rafforzando l’esecutività del potere; terzo, ignorare le decisioni delle Corti, che non avrebbero alcun vero potere di costringere il Presidente; quarto, ottenere la deferenza del Congresso al potere esecutivo; quinto, chiudere le istituzioni universitarie e i media che propagandano le idee dell’élite dominante.

Dopo l’inaugurazione di Trump nel gennaio 2025, il neonato Department of Government Efficiency (DOGE), sotto la direzione di Elon Musk, ha iniziato a implementare esattamente tale visione attraverso licenziamenti di massa di funzionari governativi. Come ha dichiarato lo stesso Yarvin in un’intervista a Politico: «Vedo segnali che il nuovo presidente è serio riguardo al consolidamento del potere del ramo esecutivo».

Queste dinamiche non sono confinate agli Stati Uniti. In Italia, il nostro Parlamento è sempre più svuotato; di fatto, alcuni interpreti parlano di monocameralismo, con il decreto-legge, atto di natura straordinaria ex art. 77 della Costituzione, che ha completamente ridefinito la gerarchia delle fonti, divenendo lo strumento ordinario con cui le autorità prendono decisioni a breve, medio e lungo termine. La separazione dei poteri, cuore pulsante della democrazia costituzionale, scricchiola anche nel Vecchio Continente: guarda il referendum sulla giustizia.

Difesa della meraviglia: perché la democrazia è luce

Viviamo nell’epoca della fine della storia, o, più precisamente, della fine delle narrazioni capaci di mobilitare e di dare scopo. Le grandi ideologie, socialismo, comunismo, liberalismo, non erano soltanto programmi politici: fungevano da mappe cognitive per la società, offrendo all’individuo una visione teleologica, un’identità collettiva, uno scopo. La loro dissoluzione ha lasciato dietro di sé non la neutralità, bensì un autentico vuoto di significato. Ed è proprio in questo vuoto che l’Illuminismo Oscuro sta riversando litri e litri di catrame ideologico.

La potenza di queste tesi risiede nella sapiente capacità di intercettare una profonda sfiducia delle masse nei confronti delle istituzioni e di se stesse. Nichilismo, apatia, indifferenza: una teoria politica che identifichi nel vuoto esistenziale un terreno fertile per diagnosticare il totale malfunzionamento della società contemporanea non incontra oggi particolari resistenze.

Eppure, l’Illuminismo Oscuro commette un errore fondamentale. Così, impauriti dalle patologiche possibilità dell’umano, i suoi ideatori desiderano un grigiore perpetuo, incarnato in un regime capace di appiattire tutto. La sensazione è che abbiano inteso smettere di fare esperienza della luce, non nel senso di razionalità o di democrazia, ma nel senso di imprevedibilità dell’umano. La democrazia è luce perché è vitale, caotica, piena di meraviglia, di partecipazione, ma anche di conflitto. Come il timore intrinseco di sapere che, dopo il crepuscolo solare, che ha dipinto il cielo di una sfavillante rappresentazione di colori, ciò che verrà dopo sarà drammaticamente opaco.

Come disse Carl Schmitt nel suo Dialogo sul potere, è essenziale che l’uomo controlli la tecnica, che non è né buona né cattiva, bensì neutra; altrimenti sarà completamente e perennemente insoddisfatto, incapace e frustrato. L’Illuminismo Oscuro pretende di azzerare la complessità dell’umano attraverso l’apporto della macchina. Ma la complessità è l’unica cosa che ci permette di evolvere, sia come singoli sia, soprattutto, come comunità.

“Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso, e la saggezza di conoscerne la differenza.” — Reinhold Niebuhr

La democrazia incarna tutt’oggi lo strumento scelto, da menti infinitamente più alte della nostra, per valorizzare il caos che ci pervade, accogliendolo all’interno di sedi istituzionali modellate proprio su di esso. Le discussioni parlamentari, il ruolo della Corte Costituzionale, il continuo rapporto dialettico tra le istituzioni: tutto ciò è sinonimo di complessità. E come ammoniva Gramsci, una delle più imperdonabili offese alla democrazia è l’indifferenza.

Il sistema non è ancora morto. Ma morirà se, giunti all’apatia di quel grigiore resistenziale che deriva dal mondo lavorativo e cibernetico, ci accontenteremo della nostra individualità e della nostra insignificanza, alimentando pensieri drogati da fascini quasi religiosi per la macchina e da illusioni di poter governare il futuro attraverso una razionalità totale. Land e i fondamentalisti di correnti filosofiche come questa, alla fine, altro non sono che individui paradossalmente novecenteschi; sulla scia di quegli eruditi che hanno messo la loro intelligenza al servizio di processi politici totalitari.

Se non comprendiamo ora la direzione che il nostro mondo sta prendendo con l’avvento dell’intelligenza artificiale e degli algoritmi, tra i fattori più pervasivi che l’umanità abbia mai conosciuto, il rischio è di non poter più tornare indietro sul sentiero della democrazia illiberale e di ciò che naturalmente sta dopo di essa.

Bibliografia

[1] N. Land, The Dark Enlightenment (2012-2013), pubblicato originariamente come serie di blog post, poi raccolto in volume. Ed. italiana: Gog Edizioni.

[2] Washington Post, “Elon Musk donated $288 million to 2024 election, final tally shows”, 31 gennaio 2025. Cfr. anche CNN Politics, 1 febbraio 2025.

[3] E. Musk, tweet su X (ex Twitter), maggio 2020: “Take the red pill.” Cfr. Wikipedia, “Political activities of Elon Musk.”

[4] Fortune, “How Peter Thiel’s network of right-wing techies is infiltrating Donald Trump’s White House”, 7 dicembre 2024.

[5] Revolving Door Project, “Oligarchs and the Trump Admin: Peter Thiel”, 2025. Cfr. anche Ballotpedia, “Peter Thiel.”

[6] P. Thiel, “The Education of a Libertarian”, Cato Unbound, 2009. Cfr. anche P. Thiel e D. Sacks, The Diversity Myth (1995).

[7] M. Andreessen, “The Techno-Optimist Manifesto”, a16z.com, 16 ottobre 2023.

[8] Jacobin, “Marc Andreessen’s Techno-Optimist Manifesto Is Just Old-School Reactionary Elitism”, gennaio 2024.

[9] The Conversation, “An antidemocratic philosophy called ‘neoreaction’ is creeping into GOP politics”, 2022. Cfr. anche Politico, “The Seven Thinkers That Have Shaped J.D. Vance’s Worldview”, luglio 2024.

[10] Encyclopaedia Britannica, “Dark Enlightenment | Ideology, Politics, & Philosophy.”

[11] G. Harman, citato in Wikipedia it., “Nick Land.” Cfr. anche N. Land, Fanged Noumena: Collected Writings 1987-2007, Urbanomic, 2011.

[12] N. Land, L’illuminismo oscuro, trad. it. Gog Edizioni. Ed. originale: The Dark Enlightenment (blog post, 2012-2013).

[13] The Spectator, “In conversation with Nick Land, the ‘father of accelerationism’”, ottobre 2025.

[14] Wikipedia it., “Curtis Yarvin.” Cfr. anche CBC Radio, “The movement to ditch democracy in favour of start-up cities run by CEOs”, gennaio 2026.

[15] C. Yarvin, Unqualified Reservations (2007-2014); Gray Mirror, Substack (2020-). Cfr. anche J. Tait (ed.), Key Thinkers of the Radical Right, Oxford University Press, 2019.

[16] Reset DOC, “Curtis Yarvin, Nick Land and the Dark Utopia of the New Radical Right.”

[17] P. MacDougald, “The Darkness Before the Right”, The Awl, 2015. Cfr. anche Park MacDougald in Wikipedia en., “Dark Enlightenment.”

[18] Q. Slobodian, Crack-Up Capitalism, Metropolitan Books, 2023.

[19] N. Land, citato in Compact Magazine, “The Dialectic of Dark Enlightenment”, maggio 2025.

[20] R. Burrows, “On neo-reactionary philosophy and the alt-right”, The Sociological Review.

[21] G. Deleuze e F. Guattari, L’Anti-Edipo (1972) e Millepiani (1980). Cfr. anche V. Le, citato in Wikipedia en., “Dark Enlightenment.”

[22] C. Yarvin, “A Gentle Introduction to Unqualified Reservations”, 2009. Cfr. anche M. McManus, “Yarvin’s Case Against Democracy”, Commonweal Magazine, 2023.

[23] Aristotele, Politica, IV, 1292a. Cfr. anche L. Ferretti (ed.), Diritto costituzionale comparato.

[24] J. Ratcliffe, citato in Wikipedia en., “Dark Enlightenment”: “a network of hyper-capitalist city states ruled by authoritarian CEO monarchs.”

[25] C. Yarvin, “The Case Against Democracy: Ten Red Pills”, 2007. Cfr. anche Encyclopaedia Britannica, “Curtis Yarvin.”

[26] N. Land, The Dark Enlightenment, cap. III. Cfr. anche Y. Hui, “Sinofuturism and the Dark Enlightenment.”

[27] L. Marsili, citato in N. Land, ed. it. Gog Edizioni, introduzione.

[28] G. Debord, La Société du spectacle, Buchet-Chastel, 1967.

[29] D.F. Wallace, Infinite Jest, Little, Brown and Company, 1996.

[30] The Guardian, “He’s anti-democracy and pro-Trump: the obscure ‘dark enlightenment’ blogger influencing the next US administration”, 21 dicembre 2024.

[31] CNN Politics, “Elon Musk spent more than $290 million on the 2024 election”, 1 febbraio 2025. Cfr. anche PBS News, maggio 2025.

[32] Politico, intervista a Curtis Yarvin, gennaio 2025. Cfr. anche Huis Clos, “Interview Curtis Yarvin”, 2025.

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Massoneria di Rito Francese
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